Lecce è tra le province dove i titolari delle PMI dovranno maggiormente fare i conti con la rivalutazione del Tfr (trattamento di fine rapporto). Una stangata aggiuntiva per le aziende con meno di 50 dipendenti che l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre calcola in almeno 6 miliardi di euro a livello nazionale. Ma con le imprese del sud maggiormente penalizzate.
La rivalutazione del Tfr
L’ammontare del Tfr accantonato in azienda viene infatti rivalutato (come previsto dalla legge) dell’1,5%, a cui si aggiunge il 75% della variazione dell’inflazione di dicembre rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Con l’inflazione che a dicembre 2022 è aumentata dell’11% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Per un lavoratore di una piccola azienda con 5 anni di anzianità la rivalutazione del Tfr peserà sul bilancio 2023 circa 593 euro in più rispetto a quanto avvenuto in precedenza. Cifra che arriva a 1.375 euro con 10 anni di anzianità, a 2.003 euro con 15 e a 2.594 euro con 20 anni di servizio.
La stima
Certo, occorre verificare quanti lavoratori abbiano deciso di lasciare in azienda il proprio Tfr, cosa che generalmente avvantaggia l’imprenditore, non costringendolo a sborsare subito quella voce di bilancio a favore del dipendente.
Le PMI nella provincia di Lecce
Ma in generale, le realtà imprenditoriali finanziariamente più colpite dalla rivalutazione delle liquidazioni dei propri dipendenti saranno
quelle ubicate nei territori dove il peso delle piccole aziende in termini di addetti è maggiore.
E tra questi compare anche la provincia di Lecce, dove 94.717 imprese hanno meno di 50 addetti, cioè il 78,3% del totale delle oltre 121mila imprese presenti nella provincia.