Il destino dell’inchiesta “Filo di Arianna”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, sulla possibile ricostituzione del clan della Scu Politi, pende in bilico, con la possibilità che alcune intercettazioni acquisite attraverso un’autorità straniera possano essere escluse dal processo. Sarà la Corte di Cassazione a decidere il 29 febbraio, quando verranno affrontate le questioni tecniche riguardanti la loro ammissibilità.
Per affrontare questa incerta situazione, la giudice Silvia Saracino ha deciso di rinviare l’udienza preliminare, che avrebbe dovuto discutere la richiesta di rinvio a giudizio per 49 imputati avanzata dalla sostituta procuratrice Carmen Ruggiero. L’udienza è stata posticipata al 20 marzo. Nel frattempo, la giudice ha accettato la costituzione di parte civile da parte del Ministero dell’Interno, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e di Giancarlo Mazzotta, l’ex sindaco di Carmiano.
Giancarlo Mazzotta, attraverso il suo avvocato Paolo Spalluto, ha avanzato una richiesta di maxi risarcimento, sostenendo di essere stato vittima di una tentata estorsione il 29 dicembre 2018. Secondo quanto emerso dalle indagini, Emanuele Sperti e Pasquale Prato avrebbero cercato di costringerlo a versare una somma di denaro a Fernando Nocera, noto come “vecchio o zio”, in cambio della protezione contro due creditori che stavano cercando di recuperare un debito. Mazzotta avrebbe ricevuto la seguente richiesta: “Tu devi dare dei soldi, un milione di euro a due aziende del Barone di Mare, se tu dai il 25 percento al boss locale, Fernando Nocera, la faccenda si chiude qui, tu devi pagare solamente 250mila euro”.
L’evolversi di questa vicenda giudiziaria è ora nelle mani delle sezioni unite della Corte di Cassazione, che dovranno stabilire se le intercettazioni in questione possono essere utilizzate come prova nel processo. Nel frattempo, gli imputati e le parti civili attendono con ansia il verdetto finale, mentre l’inchiesta “Filo di Arianna” continua a tenere il pubblico con il fiato sospeso.