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Revoca della sentenza del Consiglio di Stato: Cavallino deve restituire 8 milioni di euro

A beneficiarne saranno i comuni dell'ex ATO Le 1

La Sezione Quarta del Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Comune di Cavallino per la revoca della sentenza riguardante una controversia sulla tariffa di conferimento dei rifiuti indifferenziati. Questo ricorso era stato presentato dopo che lo stesso collegio della suprema giustizia amministrativa aveva confermato l’esito del primo grado nel contenzioso relativo all’impianto gestito da “Ambiente & Sviluppo” nel territorio di Cavallino. La conseguenza principale è che l’ente dovrà restituire ai 26 Comuni dell’ex Ato Le 1 circa 8 milioni di euro, corrispettivo percepito a titolo di royalty.

Il contenzioso era nato quando il Comune di Cavallino aveva contestato il provvedimento con cui l’Agenzia regionale per i rifiuti aveva rideterminato le tariffe di conferimento per gli anni 2011, 2012, 2013, 2017 e 2018, escludendo la royalty a favore del comune ospitante. Nonostante il Tar Puglia avesse respinto le argomentazioni dell’ente, i legali del Comune di Cavallino sostenevano che vi fosse un errore nella sentenza impugnata.

Tuttavia, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso, sostenendo che non vi fossero presupposti per una revoca. I legali del Comune avevano sostenuto che la sentenza avesse erroneamente escluso la possibilità di prorogare la convenzione, ma il Consiglio di Stato ha chiarito che anche ammettendo questa interpretazione, la convenzione sarebbe comunque stata prorogata fino al termine del 2010.

Inoltre, il Consiglio di Stato ha ribadito che nessuna norma prevede una royalty del genere per la gestione dei rifiuti. I giudici hanno sottolineato che i fattori che determinano la tariffa sono stabiliti per legge e che i Comuni devono essere gravati solo dei costi necessari allo svolgimento delle attività di trattamento dei rifiuti.

I 26 comuni interessati sono stati rappresentati in giudizio da un team di avvocati, mentre gli interessi dell’Ager sono stati tutelati da un altro gruppo di difensori.

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