La vicenda della discarica di Cavallino si conclude. Dopo anni di indagini, la giudice Bianca Maria Todaro ha emesso un verdetto nel processo di primo grado. Antonio Saracino, Gino Montinaro, Giuseppe Cesario Calò e Franco Mazzotta, gestori della discarica, sono stati condannati. Nel frattempo, i sindaco di Cavallino e il dirigente sono stati assolti.
La sentenza comprende pene detentive per i gestori e un’ammenda pecuniaria per Calò. La Provincia di Lecce, il Comune di Cavallino e Legambiente, costituitisi parte civile, riceveranno un risarcimento. Il caso ha richiamato l’attenzione sul deterioramento ambientale, con l’accumulo di rifiuti e la compromissione del terreno.
La gestione della discarica è stata al centro delle indagini. Partendo dal 2002, quando Raffaele Fitto, Commissario Delegato per l’emergenza ambientale della Regione Puglia, aveva deputato la piattaforma allo stoccaggio temporaneo, è stata esaminata la sua trasformazione in deposito permanente di ecoballe. Le accuse riguardavano la realizzazione di una discarica abusiva, con la prosecuzione dell’attività nonostante la fine della fase emergenziale.
L’impatto ambientale è stato marcato, con l’accumulo di liquidi inquinati e un’elevata concentrazione di sostanze nocive nel suolo. La vicenda ha causato non solo danni ambientali, ma anche disagi significativi alla popolazione locale, esposta a odori molesti e preoccupazioni per la salute.
Un comitato di cittadini ha avviato un monitoraggio autonomo, richiamando l’attenzione di Procura e Arpa. Le indagini hanno evidenziato le carenze nella gestione della discarica, contribuendo al risultato del processo.