La procura deposita il conto per il clan “Filo d’Arianna”

La PM: oltre tre secoli di carcere per i membri del clan di Monteroni smantellato nel 2023

La Procura della Repubblica di Lecce ha chiuso il cerchio sul clan di Monteroni, con richieste di condanna per 40 dei 49 imputati coinvolti nell’operazione “Filo d’Arianna”. L’inchiesta, condotta dai carabinieri del Ros, aveva portato all’arresto di numerosi membri del gruppo, ritenuto responsabile di gravi reati di tipo mafioso.

Nella mattinata di mercoledì 15 maggio, la PM della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) Carmen Ruggiero ha avanzato richieste di pena che, nel complesso, superano i tre secoli di carcere.
Le accuse includono associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, rapina, trasferimento fraudolento di valori e impiego di denaro di provenienza illecita.

L’operazione “Filo d’Arianna” aveva permesso di smantellare un clan che operava nei comuni di Monteroni, Lecce, Arnesano, San Pietro in Lama, Novoli, Leverano, Porto Cesareo e Veglie. Le indagini hanno rivelato una complessa rete di criminalità organizzata che, nonostante l’arresto del presunto capo Saulle Politi nel 2018, aveva saputo riorganizzarsi sotto la guida di Gabriele Tarantino, sebbene quest’ultimo fosse ai domiciliari.

Il clan era attivo in diversi settori, tra cui il traffico di sostanze stupefacenti, con rapporti diretti con fornitori spagnoli, sudamericani e affiliati alla ‘Ndrangheta. Le indagini hanno portato alla luce anche un sistema di riciclaggio di denaro attraverso la costituzione di società fittizie intestate a prestanome, utilizzate per emettere fatture false e infiltrarsi nell’economia legale, soprattutto nei settori ittico, balneare e della ristorazione.

Tra le parti civili, figurano il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Economia e delle Finanze. La vicenda ha coinvolto anche episodi di estorsione, come quello ai danni di Giancarlo Mazzotta, al quale venne richiesto di pagare una somma di denaro per evitare ritorsioni.

 

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