La vicenda giudiziaria, iniziata nel 2010, che ha visto protagonisti imprenditori e funzionari dell’Acquedotto Pugliese (Aqp) accusati di corruzione, appalti pilotati e lavori mai conclusi, vede il termine del processo di primo grado, concluso con con tre condanne e quattro proscioglimenti.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i lavori di sostituzione delle condotte fognarie in diversi comuni del Salento, come Spongano, Tricase e Presicce, venivano regolarmente dichiarati come completati nonostante non fossero mai stati conclusi. Le indagini, avviate dalla Procura di Lecce sotto la guida del sostituto procuratore Antonio Negro, hanno inoltre portato al sequestro di alcuni cantieri.
Il Comune di Tricase e l’Acquedotto Pugliese si erano costituiti parte civile nel processo, con il Comune rappresentato dall’avvocato Toni Indino. La complessità dell’inchiesta ha evidenziato un sistema ben radicato, in cui gli appalti venivano affidati a ditte iscritte nell’albo fornitori dell’Aqp con procedura diretta, ossia sotto la soglia dei 20mila euro, senza passare per gare d’appalto.
Le indagini hanno anche rivelato un inquietante caso di ricatto sessuale, in cui un’imprenditrice avrebbe subito pressioni per ottenere una commessa di lavori. Per evitare ripercussioni economiche, la donna avrebbe ceduto alle richieste di natura sessuale prima di denunciare l’accaduto. Nel frattempo, un altro imputato, ha scelto la strada del patteggiamento, ottenendo una pena inferiore ai due anni, sospesa con la non menzione nel casellario giudiziario.
Il processo ha fatto emergere un sistema illecito che coinvolgeva diversi livelli, con gravi danni per i comuni interessati e per l’ente pubblico.