Sandra Andrea Lucibello è stata condannata a 1 anno e 6 mesi di reclusione, una pena sospesa e senza menzione, dopo essere stata arrestata con 12 chili di marijuana all’interno di tre borsoni. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino ha emesso la sentenza al termine del procedimento che vedeva l’imputata sotto processo con l’accusa di detenzione di stupefacenti. Il provvedimento arriva dopo un patteggiamento e tiene conto della collaborazione e della giovane età dell’imputata, fattori che hanno contribuito a una riduzione della pena.
La vicenda ha inizio il 3 giugno, quando Lucibello è stata fermata dalla Guardia di Finanza durante un controllo su un pullman che viaggiava verso Torino, con provenienza da Barcellona. Secondo le indagini, la donna era di ritorno dalla Spagna e aveva tentato di trasportare la droga senza destare sospetti, viaggiando su un mezzo pubblico. Al capolinea torinese, i militari hanno perquisito i bagagli e rinvenuto la marijuana in tre borsoni, prontamente sequestrata insieme al cellulare della donna per permettere agli inquirenti di indagare sui suoi contatti e sulla destinazione del carico.
Lucibello è nota per essere la compagna di Gianni Calignano, vittima di un agguato in passato, ma le indagini non hanno confermato alcun collegamento diretto tra la vicenda del compagno e il traffico di droga. Durante l’udienza di convalida dell’arresto, l’imputata ha dichiarato di aver acquistato la droga da persone sconosciute a Barcellona, spiegando di avere intenzione di consegnarla a Torino. Questa dichiarazione ha influito sull’accettazione del patteggiamento da parte del giudice.
L’arresto, avvenuto su disposizione della pm Patrizia Gambardella, è stato seguito da una misura di custodia cautelare in carcere, poi trasformata in arresti domiciliari e infine revocata. La decisione di concederle la libertà, presa dalla gip di Torino Giovanna Di Maria, ha tenuto conto sia dell’età dell’imputata che dell’effetto deterrente della detenzione già subita.
Gli avvocati difensori di Lucibello, Elvia Belmonte e Massimo Muci, sono riusciti a ottenere una pena ridotta grazie a un patteggiamento, evitando così un processo lungo e potenzialmente più gravoso per la loro assistita. La sentenza chiude il caso con una pena sospesa, permettendo alla donna di non riportare questa condanna sul casellario giudiziale.