Omicidio Afendi: chiuse le indagini sull’assassinio del boss di Casarano

Il caso dell’omicidio di Antonio Amin Afendi arriva a una svolta con la conclusione delle indagini, svelando dettagli sulla dinamica e i moventi dietro il delitto che ha scosso il Salento

carabinieri

La mattina del 2 marzo scorso, si consumò l’omicidio di Antonio Amin Afendi, noto come presunto capo clan locale. Tre colpi di pistola esplosi in pieno giorno, davanti a famiglie e bambini, posero fine alla vita del 32enne marocchino. Gli inquirenti hanno chiuso le indagini individuando in Lucio Sarcinella, l’autore materiale del delitto.

Secondo quanto ricostruito, Sarcinella avrebbe agito in preda alla rabbia dopo l’ennesima intimidazione subita dalla moglie da parte di Afendi. La famiglia di Sarcinella era da tempo nel mirino: il suocero era stato accoltellato mesi prima per futili motivi, mentre sua moglie veniva costantemente minacciata. Stanco di questa situazione, Sarcinella decise di affrontare direttamente il presunto boss.

Sarcinella fu arrestato poche ore dopo grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza e alle testimonianze raccolte. In caserma confessò immediatamente.

Le indagini hanno stralciato la posizione di un presunto complice, identificato come A.S., che si trovava in auto con Sarcinella il giorno del delitto. Probabilmente, il procedimento contro di lui verrà archiviato. Resta invece sotto accusa la compagna di A.S., una giovane di origini albanesi, indagata per favoreggiamento. La donna avrebbe fornito un alibi falso per il fidanzato, negando di conoscere Sarcinella e di sapere delle sue frequentazioni. Tuttavia, le indagini hanno smentito questa versione, aggravando la sua posizione.

Agli inquirenti, Sarcinella ha negato di aver premeditato l’omicidio, ma le accuse includono comunque l’aggravante della premeditazione e della detenzione illegale di armi. Il messaggio inviato alla moglie subito dopo l’omicidio, in cui ammetteva il gesto, e le immagini che lo riprendono mentre si dirige verso la scena del crimine, sono elementi che fanno vacillare la sua linea difensiva. Gli avvocati Simone Viva e Giuseppe Presicce stanno lavorando per ridimensionare l’impianto accusatorio.

Mentre Sarcinella resta in carcere, con l’ombra di una condanna pesante, restano aperti diversi interrogativi: che fine ha fatto il resto dell’arsenale rubato? E quanto a lungo durerà il silenzio su eventuali responsabilità di altri soggetti coinvolti? Il caso, pur arrivato a una svolta, sembra avere ancora lati oscuri da chiarire.

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