La vicenda ha avuto inizio quando una bambina è stata convinta a fare un bagno al mare proprio di fronte alla spiaggia. L’indagato ha promesso di sostenerla, conducendola in una zona lontana dalla riva, dove la bambina non era in grado di galleggiare facilmente. In questo luogo isolato, l’uomo ha abusato di lei, nonostante i tentativi della piccola di allontanare le sue mani. L’abuso è proseguito fino a quando le urla e i calci della vittima non hanno costretto l’aggressore a fermarsi.
La bambina, inizialmente, ha scelto di non rivelare quanto accaduto, sottovalutando la gravità della situazione. Solo dopo alcuni mesi ha trovato il coraggio di condividere la sua esperienza con la sorella, dando avvio a un percorso di giustizia. La pubblica accusa, rappresentata dalla pm Maria Grazia Anastasia, ha aperto un fascicolo d’indagine, mentre la vittima è stata ascoltata in forma protetta durante l’incidente probatorio. Davanti al giudice Marcello Rizzo, la giovane ha confermato le accuse, un passo fondamentale per il proseguimento del caso.
In questo contesto, si sta valutando la necessità di una consulenza per accertare la capacità di testimoniare della bambina e l’affidabilità delle sue dichiarazioni. L’indagato è assistito dall’avvocata Angela De Cristofaro, mentre la madre della vittima ha scelto di farsi rappresentare dall’avvocato Andrea Capone. La complessità di questo caso mette in luce non solo la vulnerabilità delle vittime di abusi, ma anche le sfide legali che ne derivano, richiedendo un’attenzione particolare da parte delle autorità competenti e della società.