Picchiato in carcere per l’omicidio della moglie: avviate indagini

La famiglia di Albano Galati chiede chiarimenti dopo l’aggressione subita in carcere. Gli avvocati pronti a rivolgersi al ministro della Giustizia

polizia penitenziaria

Albano Galati, detenuto dal 16 marzo 2024 per l’omicidio della moglie Aneta Danelczy, è stato brutalmente aggredito nel carcere di Taranto. La famiglia e i legali chiedono spiegazioni su come sia potuto accadere, dal momento che l’uomo non è stato inserito tra i detenuti in regime di protezione, ma collocato in una sezione comune.

L’aggressione è avvenuta subito dopo il suo trasferimento dal carcere di Foggia a quello di Taranto. Una volta arrivato nella nuova struttura, Galati è stato minacciato e poi aggredito da un gruppo di detenuti, che lo hanno picchiato all’interno della sua cella. Le motivazioni dietro il pestaggio sembrano legate a un codice non scritto presente negli ambienti carcerari, secondo cui chi fa del male a donne e bambini è particolarmente malvisto dagli altri detenuti.

Secondo chi lo ha visto dopo l’aggressione, Galati era visibilmente provato, con il volto segnato dai colpi, difficoltà a respirare e problemi nella deambulazione.

Due filoni di indagine sono stati avviati: il primo, interno al carcere, per individuare i responsabili dell’aggressione; il secondo, promosso dai legali di Galati, che hanno annunciato la volontà di chiedere chiarimenti ufficiali al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP). Non si esclude il coinvolgimento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Capacità di intendere e di volere nel caso dell’omicidio di Aneta Danelczyk

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