Carcere di Lecce, solo 8 medici per 1.300 detenuti: l’allarme di Antigone

Una situazione sanitaria critica nella casa circondariale di Borgo San Nicola, con gravi carenze di cure e prestazioni mediche

polizia penitenziaria

La realtà sanitaria all’interno della casa circondariale “Borgo San Nicola” di Lecce è drammatica. Con soli otto medici per quasi 1.300 detenuti, la situazione nella struttura penitenziaria appare sempre più insostenibile, come denunciato da Antigone Puglia. L’associazione, impegnata nella difesa dei diritti umani e nella promozione delle garanzie fondamentali nel sistema penitenziario, ha rilevato gravi disfunzioni nel sistema sanitario del carcere, segnalando un livello di abbandono che compromette la salute fisica e mentale dei reclusi.

Le testimonianze raccolte descrivono un reparto infermeria sovraffollato e una gestione sanitaria caratterizzata da continui disagi. Le celle sono piene oltre la capienza prevista, e la presenza di un medico 24 ore su 24 è una chimera. I detenuti lamentano l’impossibilità di chiedere aiuto tempestivamente, soprattutto durante la notte. Non esistono dispositivi come citofoni o campanelli per allertare il personale sanitario in caso di emergenza. Gli unici a rispondere alle chiamate d’aiuto sono gli agenti di turno, che spesso si trovano a dover gestire situazioni di emergenza senza il supporto di un medico.

Il quadro sanitario della struttura si aggrava ulteriormente alla luce di quattro decessi avvenuti in un solo mese e mezzo. Una delle morti più tragiche riguarda un giovane detenuto di Casamassima, deceduto a soli trent’anni dopo aver accusato un malore in cella. Secondo quanto riportato da alcuni detenuti, le prime cure sono arrivate solo dopo un lungo intervallo di tempo, e a praticare il massaggio cardiaco è stato un agente, non un medico, poiché la sezione non disponeva di personale sanitario disponibile al momento.

Antigone Puglia, attraverso le parole della presidente Maria Pia Scarciglia e dell’avvocato Alessandro Stomeo, denuncia una mancanza di chiarezza nelle responsabilità tra la Asl e l’amministrazione penitenziaria. Sebbene siano frequenti le segnalazioni di criticità, la situazione non sembra migliorare, alimentando il disagio tra i detenuti. La richiesta è chiara: interventi urgenti per rafforzare il numero di medici e specialisti. È essenziale garantire che i detenuti abbiano accesso alle cure necessarie per tutelare il loro diritto alla salute.

L’associazione sollecita l’assunzione di personale medico, psicologi e psichiatri, per rispondere adeguatamente alle esigenze sanitarie della popolazione carceraria. In un contesto di sovraffollamento e carenza di personale, ogni intervento diventa determinante per evitare ulteriori tragedie.

In risposta alla crescente domanda di supporto, dal 2023 è attivo all’interno del carcere di Lecce uno sportello informativo legale gestito da Antigone Puglia. Nella sua attività, lo sportello ha raccolto circa 250 richieste di assistenza legale, principalmente per questioni relative a trasferimenti, accesso al lavoro e corsi scolastici. Tuttavia, le richieste legate alla salute restano quelle più frequenti, a dimostrazione della profonda frustrazione e disperazione dei detenuti riguardo alla qualità delle cure offerte.

Antigone rinnova il suo appello alle istituzioni locali e nazionali, invitando a investire in modo strutturale nella salute all’interno delle carceri. “Non è più tollerabile affrontare la questione sanitaria con risorse insufficienti,” affermano i responsabili dell’associazione. Il diritto alla salute dei detenuti è un diritto fondamentale, e la sua tutela è indispensabile per preservare la dignità umana all’interno del sistema penitenziario.

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