Ordigni a Presicce, chiuse le indagini: tre sotto accusa

Tra estorsione, droga e minacce: la procura di Lecce conclude l’inchiesta sugli attentati al bar di piazzetta Villani

La procura di Lecce, ha ufficialmente chiuso le indagini sugli attentati esplosivi che hanno scosso la comunità di Presicce nei mesi scorsi. I fatti risalgono al 15 e 29 maggio 2024, quando due ordigni furono piazzati all’esterno di un bar in fase di inaugurazione in piazzetta Villani.

Le accuse, a vario titolo, comprendono tentata estorsione, stalking, danneggiamento mediante esplosione e violazioni legate agli stupefacenti. Lucio e Federica Mancino, inizialmente detenuti, sono stati arrestati il 25 gennaio, ma la giovane donna ha successivamente ottenuto la scarcerazione grazie a una decisione della giudice Francesca Mariano. Mariana Leiba, invece, si trova agli arresti domiciliari, accusata di attività di spaccio.

Il primo attentato del 15 maggio 2024 si era risolto senza gravi conseguenze grazie al mancato funzionamento dell’ordigno rudimentale. Diversamente, il secondo episodio, il 29 maggio, ha causato gravi danni alla struttura commerciale, aumentando la tensione nella comunità locale.

Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Tricase hanno rivelato che il vero obiettivo degli attentati era forzare la proprietaria dell’attività e il suo compagno, un medico locale, a cedere la gestione dei locali tramite sublocazione. Secondo gli inquirenti, Lucio Mancino avrebbe orchestrato il piano con l’appoggio della figlia e di altri soggetti ancora in via di identificazione.

Durante le perquisizioni, è emerso inoltre un traffico di sostanze stupefacenti riconducibile al gruppo familiare. I militari hanno sequestrato dosi di cocaina, circostanza che ha portato anche alla misura cautelare degli arresti domiciliari per la compagna di Mancino.

In sede di interrogatorio di garanzia, Federica Mancino ha negato qualsiasi interesse nella gestione del bar, parlando di semplici dissidi personali con la proprietaria. Questa versione ha convinto la giudice Mariano, che ha disposto la sua scarcerazione. Lucio Mancino, dal canto suo, ha ammesso un’attività di spaccio, ma ha escluso categoricamente qualsiasi coinvolgimento negli attentati, dichiarando di aver agito senza la complicità della giovane compagna.

Ora si prepara ad affrontare il processo che potrebbe accertare definitivamente le responsabilità.

Bombe davanti al bar per estorsione, arrestati padre e figlia

 

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