Mafia salentina, gli affari nascosti del clan Penza secondo il pentito Stella

Dalle gerarchie interne ai traffici economici: le rivelazioni del collaboratore di giustizia offrono uno spaccato dettagliato dell’organizzazione criminale nel Salento

Le dichiarazioni dI Christian Stella, collaboratore di giustizia, hanno segnato una svolta nelle indagini antimafia che da tempo monitorano le attività della Scu salentina. Arrestato durante due operazioni condotte tra il 2023 e il 2024, Stella ha rivelato una fitta rete di affari e complicità che vanno ben oltre il narcotraffico. I verbali degli interrogatori, delineano uno scenario criminale profondamente radicato nel tessuto economico e sociale del territorio.

La struttura della Scu salentina resta fortemente gerarchica e ritualizzata, l’ingresso nell’organizzazione avviene ancora tramite affiliazione, con un sistema di “doti” che definisce i ruoli degli associati.

Tra le rivelazioni più preoccupanti, quella dell’esistenza di una presunta talpa all’interno degli uffici giudiziari, che avrebbe avvisato i membri del clan di imminenti operazioni di polizia. Stella ha raccontato di essere stato avvertito in anticipo di entrambi i blitz che lo hanno coinvolto, grazie a informazioni che provenivano, secondo il suo racconto, da un informatore della cancelleria.

La gestione dei parcheggi nei lidi di San Foca e Roca rappresentava un altro fronte di controllo mafioso. I titolari delle strutture, ha riferito il pentito, si vedevano “imporre” la presenza degli uomini del clan senza che fosse necessario alcun accordo formale: la sola presenza fisica era sufficiente a ottenere il servizio. Chi si occupava della gestione riceveva un compenso giornaliero, e in cambio i clan ottenevano anche “benefici” come sconti e servizi gratuiti da parte delle attività commerciali.

Il clan aveva inoltre esteso la sua influenza nel settore degli oli esausti. Stella ha confermato che l’organizzazione imponeva la presenza esclusiva della società, impedendo ad altre aziende di inserirsi nel settore.

Il riciclaggio dei proventi illeciti avveniva tramite attività economiche apparentemente legittime. Il collaboratore ha dichiarato di aver investito i guadagni derivanti dallo spaccio nell’acquisto di due attività a Lecce – un ristorante e una pizzeria – intestate fittiziamente a parenti.

Altro elemento inquietante: l’introduzione di telefoni cellulari in carcere tramite pacchi alimentari. Stella ha riferito di aver mantenuto contatti telefonici con la moglie durante la detenzione grazie a questi dispositivi, nascosti in confezioni pesanti e difficilmente controllabili.

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