Assolto perché incapace di intendere: 12 anni in Rems per l’omicidio di Castrignano

Il 36enne moldavo Josan Victor non verrà condannato: giudicato non imputabile, resterà in una struttura psichiatrica per almeno 12 anni

È terminato con un’assoluzione per totale incapacità di intendere e di volere il processo a carico di Josan Victor, 36 anni, cittadino moldavo, accusato dell’omicidio di Fernando Monte, un uomo di 81 anni ucciso il 30 giugno 2024 nella sua abitazione a Castrignano de’ Greci.

La sentenza è stata emessa dalla giudice Giulia Proto, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Luigi Mastroniani, basata su una perizia psichiatrica che ha riscontrato gravi disturbi mentali nell’imputato al momento del delitto.

Secondo quanto stabilito dalla sentenza, Victor non sarà condannato, ma dovrà essere sottoposto a una misura di sicurezza detentiva. Trascorrerà almeno 12 anni in una Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), a causa della sua pericolosità sociale accertata dagli specialisti.

Secondo quanto ricostruito durante il processo, tutto è iniziato durante il pranzo, quando l’anziano avrebbe insistito per vedere con chi il badante stesse chattando sul cellulare. L’uomo, infastidito dall’insistenza, ha reagito in modo improvviso e violento: ha colpito l’anziano con il telefonino, poi lo ha aggredito con calci e pugni, provocandone la morte. Quando i carabinieri, chiamati dalla figlia della vittima, sono arrivati nell’abitazione, hanno trovato Victor completamente nudo e in evidente stato confusionale, accanto al corpo senza vita di Monte. Non aveva chiamato i soccorsi e non era in grado di spiegarsi. In seguito ha dichiarato di non aver assunto alcol o droghe, affermando di aver bevuto solo una Coca Cola.

Sul luogo del delitto è intervenuto il medico legale Alberto Tortorella, che ha riscontrato ecchimosi diffuse su tutto il corpo della vittima, segni compatibili con una violenta e prolungata aggressione. Victor ha ammesso i fatti durante l’udienza.

Decisiva per il verdetto è stata la perizia della psichiatra Paola Calò, secondo cui l’imputato, al momento dell’aggressione, era completamente incapace di intendere e di volere. La relazione ha anche confermato che l’uomo rappresenta un pericolo per la società.

Di diverso avviso sono stati i consulenti nominati dai familiari della vittima, che contestano l’ipotesi di totale incapacità mentale e avevano chiesto ulteriori accertamenti.

 

 

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