Un frammento bronzeo, parte anteriore di un torso maschile di dimensioni superiori al naturale, è stato recuperato nelle acque tra Leuca e Novaglie, in seguito a una campagna di indagini archeologiche condotte dall’Università del Salento nell’ambito del progetto M.Ar.E.A., finanziato dal PNRR. L’operazione ha riportato alla luce un reperto di rilevante interesse storico e culturale, proveniente da un carico di rottami bronzei noto fin dal 1992.
Il ritrovamento, avvenuto il 19 giugno 2025, rappresenta un momento cruciale per la ricerca archeologica marittima nel basso Adriatico. Il reperto, sebbene coperto da incrostazioni marine, presenta caratteristiche compatibili con quelle di statue bronzee antiche già note e conservate nel Museo Archeologico di Brindisi. A supporto dell’intervento, è stata fondamentale la collaborazione tra l’Università del Salento, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Brindisi e Lecce, la Capitaneria di Porto di Gallipoli e il I Nucleo Sub della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto.
L’intervento è stato autorizzato e regolamentato da specifiche ordinanze e ha incluso rilievi fotogrammetrici e operazioni tecniche complesse. A bordo delle unità operative, il reperto è stato trasportato in sicurezza fino alla terraferma e ora è sottoposto a un delicato processo di desalinizzazione presso il Museo del Mare Antico di Nardò. Solo dopo il restauro sarà possibile stabilire se si tratti di una statua già nota o di una scoperta inedita.
Il carico di Leuca, come quello di Punta del Serrone, testimonia l’antica pratica del riciclo dei metalli, con statue destinate a essere rifuse e riutilizzate. La zona rappresentava un nodo strategico delle rotte commerciali antiche, dove il trasporto di materiali preziosi conviveva con il rischio di naufragi e dispersione dei carichi.
La scoperta ha suscitato grande entusiasmo da parte dei protagonisti coinvolti. La professoressa Rita Auriemma ha sottolineato l’importanza della sinergia istituzionale nella valorizzazione di un patrimonio spesso invisibile, ma fondamentale per la memoria collettiva. La soprintendente Francesca Riccio ha evidenziato come ogni scoperta confermi la straordinaria ricchezza sommersa della Puglia. Il Comandante della Capitaneria di Porto di Gallipoli ha infine lodato il contributo degli operatori subacquei per il successo dell’operazione e la tutela dell’ecosistema marino.
L’Università del Salento continua così a rafforzare il proprio ruolo di riferimento nella ricerca subacquea nazionale, promuovendo non solo il recupero dei reperti, ma anche la formazione di nuove generazioni di archeologi marittimi e la diffusione di una cultura della tutela del patrimonio sommerso.