Vicesindaco di Sannicola si dimette dopo il blitz: indagato per appalti pilotati

Cosimo Piccione lascia l'incarico dopo l'interrogatorio. La procura lo accusa di aver influenzato illecitamente la gestione degli appalti comunali

È arrivata la firma delle dimissioni per Cosimo Piccione, ex sindaco e fino a poche ore fa vicesindaco di Sannicola, dopo il blitz della Guardia di Finanza di Gallipoli che ha scosso gli equilibri politici del Comune salentino. L’ex primo cittadino, rimasto in silenzio durante l’interrogatorio di garanzia, ha rinunciato a ogni incarico istituzionale, mentre il suo avvocato ha richiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari.

Le dimissioni di Piccione, che ha governato Sannicola per un decennio (dal 2013 al 2023), arrivano a seguito delle accuse di gestione irregolare degli appalti comunali, in un presunto disegno finalizzato a mantenere saldo il proprio potere politico. Secondo la giudice per le indagini preliminari Valeria Fedele, l’indagato avrebbe agito attraverso una rete di funzionari fidati, posizionati in ruoli chiave dell’amministrazione comunale, al fine di condizionare in modo sistematico le procedure pubbliche.

L’indagine, avviata nel 2021 e condotta fino al 2023, ha evidenziato gravi irregolarità nell’affidamento di lavori e servizi pubblici da parte del Comune di Sannicola. Gli inquirenti ipotizzano una “mala gestio” delle procedure di gara e numerosi affidamenti diretti effettuati in violazione delle norme sugli appalti, al fine di favorire aziende e soggetti vicini all’ex sindaco.

Uno degli episodi citati dagli investigatori riguarda la concessione degli impianti sportivi e dei locali nel Parco del Sergente, avvenuta, secondo l’accusa, in modo irregolare e condizionato da pressioni politiche. La giudice Fedele parla di “turbative sistematiche” delle gare pubbliche, indicando come l’interferenza dell’indagato nelle scelte amministrative fosse ancora in corso al momento del blitz.

Piccione, oltre al ruolo di vicesindaco, deteneva le deleghe più strategiche dell’amministrazione locale, tra cui quelle ai Lavori pubblici, Urbanistica, Edilizia privata e Tributi. La sua posizione, ritenuta centrale nell’intero impianto accusatorio, potrebbe ora influenzare ulteriormente l’andamento dell’inchiesta, in attesa che il giudice decida sull’eventuale concessione degli arresti domiciliari.

L’inchiesta rappresenta un duro colpo per l’amministrazione comunale, già scossa da mesi di tensioni interne. La portata delle accuse e il profilo dell’indagato, per anni figura dominante nella politica locale, fanno presagire ulteriori sviluppi giudiziari e politici nelle prossime settimane.

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