Diciassette pazienti oncologici sono deceduti dopo aver contratto il Covid-19 all’interno del Polo Oncologico di Lecce nei primi mesi del 2021, periodo in cui il virus si era diffuso in modo incontrollato nella struttura. Dopo ulteriori approfondimenti disposti dal giudice per le indagini preliminari, il procedimento resta a carico di ignoti e non si configura alcuna responsabilità penale.
L’inchiesta, coordinata dalla pm Donatina Buffelli, ipotizzava inizialmente i reati di epidemia colposa, omicidio colposo, responsabilità sanitaria e abbandono di incapaci. Tuttavia, i risultati delle indagini condotte anche dai carabinieri del Nas non hanno consentito di stabilire un nesso causale diretto tra le violazioni riscontrate nei protocolli sanitari e i decessi registrati tra febbraio e aprile 2021.
Il Gip Antonio Gatto aveva disposto una nuova fase istruttoria, accogliendo le opposizioni presentate dai familiari di cinque delle vittime. L’obiettivo era verificare se i protocolli adottati dall’Asl fossero adeguati, se le violazioni rilevate avessero influito sul focolaio e se l’omissione di dispositivi di protezione individuale avesse aggravato la situazione.
Pur non escludendo episodi di sottovalutazione del rischio o comportamenti discutibili, le indagini non sono riuscite a dimostrare una responsabilità penale concreta. Le irregolarità riscontrate, secondo l’ufficio inquirente, non integrano i reati ipotizzati, lasciando eventualmente spazio solo per richieste risarcitorie in sede civile.
Nonostante ciò, i familiari delle vittime non intendono accettare la decisione della Procura. Assistiti da un ampio collegio di legali si preparano a presentare una nuova opposizione alla richiesta di archiviazione, come già accaduto in precedenza.
Il caso rimane emblematico delle difficoltà nel fare luce su quanto accaduto nelle strutture sanitarie durante le fasi più drammatiche della pandemia, specialmente in contesti già critici come i reparti oncologici. Resta aperta la possibilità di nuovi sviluppi sul piano giudiziario, soprattutto sul fronte civile, dove i familiari potrebbero ottenere un riconoscimento, se non penale, almeno economico.