Un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza ha rivelato che un’azienda avrebbe impiegato, in mense scolastiche e non solo, olio etichettato come olio extravergine d’oliva, ma composto in realtà da olio di semi di girasole e, in parte, da olio “lampante”, cioè non destinato all’alimentazione umana.
La vicenda ha scatenato l’allarme tra le famiglie, in particolare nei comuni di Presicce-Acquarica e Salve, dove numerosi genitori – assistiti dallo studio legale Chiffi – hanno formalizzato una denuncia collettiva. La class action punta a ottenere l’intervento della magistratura per valutare l’impatto sanitario della presunta frode alimentare. Secondo i legali, la vicenda coinvolgerebbe i servizi di refezione scolastica per gli anni 2023/2024 e 2024/2025, senza che vi sia stato un cambio di gestione.
Il disagio e la preoccupazione espressi dai familiari dei bambini coinvolti hanno portato alcuni di loro a rinunciare completamente all’uso del servizio mensa, finché lo stesso resterà in capo alla ditta attualmente sotto indagine. Oltre al danno potenziale alla salute, viene contestato anche il turbamento psicologico causato dalla perdita di fiducia nel sistema pubblico scolastico.
L’origine della frode è stata individuata in un impianto calabrese che imbottigliava olio dichiarato “extravergine” ma risultato, dalle analisi, una miscela non conforme. Le indagini hanno confermato che l’azienda incriminata acquistava questi prodotti e li utilizzava in almeno 25 centri cottura, dislocati sul territorio, sostituendo l’olio biologico extravergine previsto dai contratti con oli di qualità inferiore e di provenienza non tracciabile.
L’amministrazione comunale si sarebbe limitata ad affidare un incarico legale per valutare la risoluzione del contratto per inadempimento, senza tuttavia procedere con la sospensione immediata della ditta né con l’assegnazione del servizio a un’altra realtà.
Secondo i promotori della class action, l’uso reiterato di olio non idoneo potrebbe configurare responsabilità penali, oltre che violazioni contrattuali. La portata del caso, unita al possibile coinvolgimento di minori e soggetti vulnerabili, ha portato i legali a chiedere ulteriori approfondimenti da parte degli inquirenti, al fine di accertare se vi siano state conseguenze dirette sulla salute degli utenti.