Falsifica sentenza del giudice di pace: leccese a processo per truffa

Per evitare una sanzione stradale avrebbe presentato un documento contraffatto: ora rischia una condanna penale e un risarcimento al Comune

Tar

Un tentativo di evitare il pagamento di una multa stradale potrebbe costare molto più caro a una donna leccese, accusata di aver falsificato una sentenza del Giudice di Pace. L’episodio, risalente a febbraio 2023, si è trasformato in un procedimento penale, con l’imputata che dovrà comparire davanti al giudice per rispondere delle sue azioni.

La vicenda ha avuto inizio quando la donna avrebbe consegnato al marito una copia contraffatta di un provvedimento giudiziario, poi allegata a un’istanza presentata presso il Comando della Polizia Locale di Lecce per l’annullamento di una cartella di pagamento. L’avvocato incaricato di assisterla era completamente all’oscuro della falsificazione, come confermato dalle verifiche effettuate dagli agenti, che hanno immediatamente individuato le anomalie nel documento.

Il caso è giunto all’attenzione del Tribunale di Potenza, dove l’ufficio gip/gup ha disposto, lo scorso 7 luglio, il rinvio a giudizio della donna, fissando l’udienza preliminare per il 23 ottobre. Nel frattempo, il Comandante della Polizia Locale, Donato Zacheo, ha trasmesso la documentazione all’Ufficio contenzioso del Comune, chiedendo la costituzione di parte civile, ritenendo che l’ente pubblico abbia subito un danno diretto.

La giunta comunale di Lecce, guidata dal sindaco Adriana Poli Bortone, ha deliberato il 18 settembre l’incarico di rappresentanza legale, affidandolo all’avvocato Francesco De Angelis, penalista iscritto alla short list del Comune, con un compenso stabilito in 2.429,21 euro.

Netto il commento dell’assessore al Contenzioso, Maria Luisa Greco, che ha evidenziato la gravità dell’accaduto: “In vent’anni di tribunali non avevo mai visto una falsificazione così accurata di una sentenza del giudice di pace. Per risparmiare poche centinaia di euro, la signora rischia ora un processo penale e la condanna al risarcimento del danno al Comune. Non potevamo esimerci dal costituirci parte civile in un caso tanto grave. Persino il suo legale, tenuto all’oscuro, è parte lesa”.

Il procedimento potrebbe avere conseguenze pesanti per l’imputata, che, in caso di condanna, si troverebbe a dover sostenere spese legali e risarcimenti ben più alti della sanzione originaria, finendo per pagare un prezzo molto elevato per un’azione che puntava a risparmiare poche centinaia di euro.

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