Nemmeno la pioggia ha fermato la mobilitazione civile in sostegno della popolazione palestinese. A Lecce, nel piazzale del Dea dell’ospedale “Vito Fazzi”, si è svolta una manifestazione silenziosa ma densa di significati, nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Luci sulla Palestina”. Dalle 21 alle 22.30, almeno duecento persone si sono riunite per dare voce al dolore di Gaza, devastata da mesi di bombardamenti e priva di assistenza sanitaria.
L’evento ha assunto la forma di un flashmob pacifico, in contemporanea con numerosi altri presidi ospedalieri italiani. In tutti i luoghi coinvolti, medici, infermieri, volontari e cittadini hanno partecipato in modo spontaneo per denunciare la condizione disumana in cui versano i civili e gli operatori sanitari palestinesi. A Gaza, infatti, oltre alla cronica carenza di rifornimenti e aiuti internazionali, si registra il collasso del sistema sanitario, mentre più di 1.600 tra medici e ausiliari sono stati uccisi.
A Lecce, la manifestazione ha voluto richiamare l’attenzione pubblica sul dramma umanitario in corso e chiedere con forza un intervento deciso da parte della comunità internazionale. Durante l’iniziativa, sono stati letti cento nomi di operatori sanitari palestinesi morti, un gesto simbolico ma potente che ha scosso i partecipanti.
La richiesta unanime è stata chiara e senza ambiguità: cessate il fuoco immediato e stop al genocidio. Accanto a questo appello, i manifestanti hanno chiesto al Governo italiano e agli altri Paesi di interrompere ogni tipo di collaborazione commerciale o militare con Israele e con qualsiasi Stato responsabile di crimini contro l’umanità.
Non sono stati esposti simboli politici, ma solo vessilli della pace e bandiere della Palestina, in un contesto di raccoglimento, solidarietà e denuncia. A rendere ancora più toccante l’atmosfera, è stata la lettura di una poesia scritta da una donna palestinese poco prima di morire, vittima di uno dei numerosi attacchi aerei che continuano a colpire indiscriminatamente la Striscia di Gaza.
L’iniziativa si è svolta mentre si moltiplicano le notizie sul blocco navale imposto da Israele, che ha impedito l’arrivo di almeno sei imbarcazioni appartenenti alla Global Sumud Flotilla, cariche di aiuti umanitari destinati al popolo palestinese. Il taglio degli approvvigionamenti, unito al crollo delle strutture sanitarie, lascia migliaia di feriti senza cure e senza speranze.
Il flashmob a Lecce ha rappresentato una forma di resistenza civile, che ha voluto superare il silenzio mediatico e politico attorno al conflitto. Un gesto semplice, ma che si unisce a tanti altri, nella speranza di riaccendere l’attenzione sull’emergenza umanitaria che si consuma sotto gli occhi del mondo.