A Lecce non si placa il confronto sul progetto di ampliamento della rete filoviaria, ma nelle ultime ore a far discutere non è tanto il merito dell’opera quanto il tono utilizzato dalla sindaca Adriana Poli in un video pubblicato sui suoi canali social, compreso quello istituzionale del Comune. Le parole utilizzate – in particolare l’espressione “i banchetti che hanno infestato la città” – sono finite al centro di una bufera politica e civica, sollevando interrogativi sulla correttezza del linguaggio usato da un rappresentante delle istituzioni.
“Le parole hanno un peso”, osservano numerosi cittadini e osservatori, sottolineando come un primo cittadino debba sempre mirare a unire e non dividere, soprattutto in un momento storico in cui si parla con urgenza di ridurre l’odio politico e promuovere un dialogo rispettoso tra le parti.
Il riferimento, nel video, è all’iniziativa del comitato promotore del referendum contro il progetto di estensione del filobus. Il gruppo ha raccolto oltre 7mila firme, esercitando un diritto previsto dallo Statuto Comunale per avviare un percorso di consultazione cittadina. L’amministrazione, tuttavia, ha già trasmesso al ministero delle Infrastrutture un progetto di fattibilità tecnico-economica, finalizzato alla richiesta di un finanziamento da 120 milioni di euro.
Il video in questione, della durata di cinque minuti e mezzo, è stato letto da molti come una semplificazione eccessiva della vicenda, con un linguaggio che ha colpito più per la forma che per il contenuto. Le parole della sindaca, secondo alcuni, sembravano rivolgersi non a cittadini adulti e consapevoli, ma a interlocutori da “educare”. A questo si aggiunge la scelta di utilizzare i canali istituzionali come megafono politico, fatto che alimenta ulteriori polemiche su ruolo e neutralità dell’ente pubblico.
La questione, dunque, non riguarda soltanto l’opportunità di ampliare o meno la rete filoviaria, ma tocca un tema ben più profondo: la qualità del confronto democratico in città, il rispetto delle opinioni contrarie e il senso delle istituzioni. Da più parti, anche tra i sostenitori della sindaca, emerge la richiesta di rivedere il linguaggio adottato e di adottare uno stile più inclusivo, capace di dare voce anche a chi dissente.
In un contesto di astensionismo crescente, dove una larga parte della popolazione non partecipa più al voto, il sindaco – ricorda qualcuno – è espressione di poco più di un terzo degli aventi diritto, e proprio per questo dovrebbe cercare di rappresentare l’intera comunità, non solo una parte.
Nel frattempo, il comitato promotore del referendum attende risposte sul futuro della propria iniziativa, mentre cresce l’attenzione sui prossimi passaggi amministrativi. In gioco non c’è solo un progetto di mobilità, ma il rapporto tra cittadinanza e istituzioni, tra partecipazione attiva e decisioni calate dall’alto.