Lecce: Droga in carcere, sequestrati 1,3 kg nascosti nei pacchi alimentari

Operazione congiunta Guardia di Finanza–Polizia Penitenziaria a Lecce: due detenuti indagati, restano molti punti da chiarire sulle modalità di recapito

inchiesta appalti

Un’operazione congiunta della Guardia di Finanza di Lecce e della Polizia Penitenziaria ha portato al sequestro di un ingente quantitativo di stupefacenti destinato alla casa circondariale di Borgo San Nicola. Gli approfondimenti hanno consentito di recuperare circa 1 chilo e 300 grammi di hashish suddivisi in quattordici panetti, occultati all’interno di doppi fondi ricavati in pacchi di alimenti diretti al carcere. Si tratta probabilmente di uno dei sequestri più consistenti mai realizzati in un’unica operazione all’interno del penitenziario leccese, dove solitamente i ritrovamenti si fermano a poche decine o centinaia di grammi.

Al momento due detenuti di circa trent’anni, uno residente a Lecce e l’altro proveniente dalla zona di Casarano, sono indagati in relazione all’introduzione della droga. Le indagini però non si esauriscono qui: gli investigatori stanno verificando le modalità di consegna dei pacchi, il possibile coinvolgimento di terze persone e le eventuali connessioni esterne al perimetro del carcere che possono aver favorito il tentativo di rifornimento. Per questi motivi permane il massimo riserbo sulle identità degli indagati e sulle piste investigative in corso.

L’operazione ha preso avvio nell’ambito dei controlli volti a contrastare il commercio e lo spaccio di sostanze all’interno degli istituti penitenziari, fenomeno che rappresenta un rischio significativo per l’ordine e la sicurezza interni nonché per la salute dei detenuti. Il ritrovamento di oltre un chilo di hashish in un’unica azione rappresenta un episodio allarmante, perché segnala l’esistenza di canali di rifornimento strutturati e di tecniche di occultamento sempre più sofisticate, come i doppi fondi nei pacchi alimentari, studiati per eludere i controlli.

Gli inquirenti stanno acquisendo e analizzando i materiali sequestrati e svolgendo accertamenti documentali e informativi per ricostruire la filiera del tentativo di introduzione. Tra le piste esplorate vi è quella di possibili collusioni con operatori esterni o di utilizzo di persone di fiducia per far transitare il materiale.

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