Le attività investigative partite nel giugno 2020 hanno portato all’arresto di 19 persone nei comuni di Nardò, Gallipoli e Sannicola. L’inchiesta, condotta dai carabinieri, ha ricostruito un quadro operativo ritenuto dagli inquirenti di tipo organizzato e stabile, capace di gestire forniture, stoccaggio e vendita al dettaglio di diverse sostanze stupefacenti.
Nel corso degli accertamenti sono stati sequestrati quantitativi di cocaina, eroina, hashish e marijuana che, secondo le stime investigative, avrebbero potuto essere suddivisi in quasi 5.000 dosi pronte alla vendita. Le informazioni raccolte hanno evidenziato una struttura con ruoli definiti e una catena di comando che avrebbe garantito il controllo del mercato locale.
Particolare attenzione è stata riservata al gruppo operante su Nardò, descritto nelle comunicazioni ufficiali come organizzato in modo gerarchico e capace di imporre la propria egemonia anche mediante il ricorso alla violenza. In una delle circostanze emerse dall’indagine, una vittima sarebbe stata aggredita con calci e pugni, riportando una deformazione permanente del volto. Gli inquirenti hanno parlato di metodologie assimilabili, nella forma di esercizio del potere e dell’intimidazione, a comportamenti tipici della criminalità organizzata.
Un elemento operativo rilevante è stato l’uso di applicazioni di messaggistica per coordinare cessioni e consegne: sono state individuate chat dedicate su piattaforme come WhatsApp e Telegram, create appositamente per rendere più difficoltose le intercettazioni. In quei canali la droga veniva spesso indicata con termini in codice, tra cui “birra” e “pane fatto in casa”, per eludere controlli esterni.
Le indagini hanno anche messo in luce il ruolo centrale ricoperto da alcune donne all’interno della rete: esse si sarebbero occupate sia dello spaccio che della gestione dei depositi di stupefacente, contribuendo in modo operativo alla continuità dell’attività criminale e, secondo gli investigatori, aiutando a mantenere una parvenza di normalità nelle azioni quotidiane del gruppo.
Dal materiale probatorio raccolto è risultata una gestione sistematica dei flussi di droga, dei pagamenti e della riscossione dei crediti. Per il recupero di somme ritenute dovute alcuni membri avrebbero fatto ricorso anche a armi e alla minaccia fisica, consolidando così il controllo territoriale.
Con gli arresti eseguiti le forze dell’ordine hanno dichiarato di aver disarticolato una porzione importante della rete che alimentava le piazze di spaccio locali. Tuttavia, gli atti processuali indicano che sono proseguiti ulteriori approfondimenti per identificare eventuali altri soggetti coinvolti e per ricostruire integralmente la filiera delle forniture.
L’operazione è stata presentata dall’Arma come il risultato di un’attività investigativa protrattasi nel tempo, che ha combinato indagini tradizionali e tecniche di intercettazione delle comunicazioni digitali. Gli approfondimenti hanno messo in luce non solo l’aspetto commerciale del traffico, ma anche le dinamiche di potere e intimidazione usate per mantenere la continuità delle attività illecite sul territorio.