Olio salentino in ripresa: qualità elevata nonostante i cali produttivi

Crescita nazionale del 30%, ma in Puglia produzione in calo. Le aziende salentine puntano su qualità e innovazione

A livello nazionale la produzione olearia registra un incremento significativo del 30% rispetto alla precedente annata, con una qualità che si conferma buona fin dalle prime moliture del novello. Tuttavia, nel Sud Italia – e in particolare in Puglia – la situazione appare più complessa: la regione, colpita da condizioni climatiche avverse e dagli effetti prolungati della Xylella fastidiosa, segna una contrazione produttiva del 30-40%, con una riduzione stimata attorno al 20% nella sola provincia di Lecce.

A fronte di una produzione minore, però, migliora sensibilmente la qualità dell’olio, e con essa aumentano anche i prezzi di mercato. Secondo i dati forniti da Confagricoltura, la resa in olio delle olive si attesta in media tra il 13% e il 20%, confermando un trend positivo dal punto di vista qualitativo ma in linea con il calo produttivo previsto.

Il clima anomalo registrato ad aprile, con gelate improvvise, ha avuto un impatto devastante sulla fioritura degli olivi, compromettendo i bottoni fiorali (le “mignole”) e riducendo drasticamente le potenzialità di raccolta. La situazione è stata aggravata da fattori varietali: in particolare, la cultivar FS-17, nota come “Favolosa”, prometteva una buona annata ma ha subito una cascola dei fiori anticipata, con una conseguente perdita quasi totale del raccolto.

Le testimonianze degli operatori salentini confermano un contesto difficile ma anche una notevole capacità di adattamento del comparto. Giacomo Palese, amministratore de L’Olivicola di Presicce-Acquarica, riferisce di un’ottima qualità delle olive da mensa, a fronte di una quantità ridotta. Palese sottolinea l’impatto pesante della Xylella sulla sostenibilità dell’azienda, che ha costretto a ripensare profondamente il modello produttivo: «Abbiamo iniziato ad acquistare olive da altri produttori, diversificando la produzione con l’introduzione di sott’oli e nuovi prodotti».

Un cambiamento che ha richiesto investimenti mirati e accesso a finanziamenti esterni, con l’obiettivo di costruire un modello più resiliente. «Siamo tornati a lavorare le nostre olive – spiega – grazie ai reimpianti, puntando sulla varietà Leccino, considerata ottima per la mensa».

Anche a Calimera si evidenzia una buona qualità del prodotto, come racconta Pierangelo Tommasi di Olio Biologico Moruse, che conferma l’assenza di attacchi da parte della mosca olearia. Le piante, seppur giovani, iniziano a garantire una produzione più stabile rispetto agli scorsi anni. Tommasi ricorda che rispetto a dieci anni fa la sostenibilità economica dell’olivicoltura è cambiata radicalmente, con margini molto più ridotti.

In quest’ottica, l’azienda ha avviato anche una sperimentazione nella coltivazione dell’avocado, su un piccolo appezzamento già in produzione e con l’intenzione di estendere la coltura su un altro ettaro e mezzo, a testimonianza di una strategia diversificata in risposta alla crisi olivicola.

Quintino Palma del Frantoio Palma di Cursi riporta che anche la sua azienda ha subito danni dalla gelata primaverile, con un conseguente calo della produzione, comunque sufficiente a coprire la domanda fino alla prossima campagna olearia. I reimpianti in atto prevedono varietà resistenti e produttive come Leccina, Favolosa e Leccio del Corno.

La Xylella ha compromesso pesantemente la redditività aziendale, ricorda Palma, che evidenzia come, nonostante i contributi pubblici per i nuovi impianti, il ritorno alla piena produttività richiede anni. In parallelo, l’azienda ha avviato un’attività di reimpianto “chiavi in mano” per altri produttori, cercando di compensare le perdite con nuovi servizi.

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