Violenza in ambito scolastico: il Tribunale di Lecce dispone il risarcimento per una ex studentessa

Dopo dieci anni dai fatti di Alliste, riconosciuto il danno morale alla vittima e alla famiglia: confermato l'impatto traumatico sulla crescita

La sezione civile del Tribunale di Lecce ha emesso una sentenza significativa in merito a una vicenda risalente al 2015, disponendo un risarcimento di 40.000 euro a favore di una giovane donna, oggi 22enne. La vittima, all’epoca dodicenne, subì abusi sessuali da parte di un collaboratore scolastico all’interno di un istituto secondario di Alliste.

Il tragico episodio si consumò, quando la studentessa fu sorpresa dal dipendente in uno stanzino della scuola. L’immediata denuncia della ragazza, raccolta dalla madre, diede il via alle indagini. Il percorso giudiziario ha portato alla condanna penale definitiva del collaboratore, con una pena rideterminata in un anno e mezzo di reclusione nei successivi gradi di giudizio dopo la sentenza di primo grado in abbreviato.

Il magistrato ha confermato la piena attendibilità della vittima, il cui racconto è apparso fin da subito coerente e segnato da un sincero turbamento emotivo, manifestatosi con crisi di pianto protrattesi ben oltre l’orario scolastico.

Il caso solleva una questione cruciale riguardante la tutela dei minori all’interno delle strutture pubbliche. In presenza di accuse gravi come la violenza sessuale, emerge con forza la necessità di protocolli più rigidi: un sospettato di tali reati dovrebbe essere tempestivamente allontanato dall’ambiente studentesco non appena emerge l’indizio di colpevolezza.

Fino al definitivo accertamento della verità, la tutela della comunità scolastica dovrebbe prevalere, prevedendo un collocamento lavorativo alternativo in contesti che non prevedano il contatto con minori o soggetti vulnerabili. Nel caso in questione, nonostante il trasferimento in un altro istituto, la sola idea della presenza dell’uomo nel circuito scolastico ha continuato ad alimentare lo stato di angoscia della vittima.

L’azione civile ha messo in luce come l’aggressione abbia deviato il normale processo di formazione della personalità della ragazza. La consulenza tecnica d’ufficio ha certificato:

Disturbi del sonno e incubi ricorrenti.

Fobia scolastica e attacchi di panico (manifestatisi con somatizzazioni fisiche).

Compromissione della sfera relazionale e sociale dovuta a una drastica perdita di autostima.

Nelle motivazioni, il giudice ha sottolineato come il trauma abbia leso il “diritto all’innocenza” di un’adolescente, con ripercussioni innegabili sulla sua immagine pubblica e sulla futura vita adulta. Oltre al risarcimento per la ragazza, è stato disposto un indennizzo di 10.000 euro per i genitori, rappresentati dall’avvocato Salvatore Bruno, a ristoro del pregiudizio subito dall’intero nucleo familiare.

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