Ministero condannato: un milione alla famiglia per trasfusioni infette

Il tribunale civile di Lecce riconosce la responsabilità del ministero della Salute per una cirrosi contratta da trasfusioni del 1981: risarcita la famiglia di un uomo deceduto nel 2014

Dopo dieci anni dalla morte, il tribunale civile di Lecce ha condannato il ministero della Salute al pagamento di un risarcimento di un milione di euro in favore dei familiari dell’uomo. L’anziano, originario di Castrignano De’ Greci, aveva contratto una grave forma di epatite a seguito di due emotrasfusioni effettuate nel 1981, sviluppando poi una cirrosi epatica che lo aveva condotto al decesso nell’agosto del 2014.

Il collegamento tra le trasfusioni e la patologia è stato giudicato “probabilissimo” dal consulente tecnico che, nel corso di una precedente causa davanti al tribunale del Lavoro, aveva già evidenziato l’esistenza di un nesso causale diretto tra le trasfusioni di sangue ricevute nel reparto di ortopedia dell’ospedale di Maglie e la malattia successivamente diagnosticata.

Durante il procedimento civile, il ministero si era difeso sostenendo l’impossibilità, nel 1981, di rilevare la presenza del virus HCV nei donatori di sangue, poiché ancora non isolato dalla scienza medica. Tuttavia, il tribunale ha respinto tutte le eccezioni presentate dalla difesa. Nella sentenza si afferma con chiarezza che lo Stato aveva già allora l’obbligo di esercitare controllo e vigilanza sulle pratiche trasfusionali, responsabilità che includeva la prevenzione del rischio di trasmissione di virus come l’HIV e l’epatite, anche in assenza di tecnologie avanzate.

Il giudice ha ritenuto sufficiente la consulenza già agli atti, senza la necessità di nuovi accertamenti. È stato quindi confermato che la malattia era stata contratta in occasione del ricovero ospedaliero e che le trasfusioni infette ne erano la causa più plausibile.

Nel calcolare l’entità del risarcimento, sono stati considerati diversi elementi, tra cui l’età avanzata del paziente al momento del decesso, la sua condizione di salute generale — era affetto anche da diabete mellito — e il rapporto affettivo con le figlie, che avevano ormai costituito nuclei familiari autonomi pur restando legate al padre.

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