L’ex sindaco Carlo Salvemini, oggi consigliere di minoranza, accusa l’attuale amministrazione guidata da Adriana Poli Bortone di voler ostacolare il referendum abrogativo promosso per dare voce ai cittadini. Sullo sfondo, un finanziamento di 118 milioni di euro, considerato decisivo per la realizzazione di nuove infrastrutture urbane.
Salvemini denuncia un tentativo sistematico di sottrarre ai leccesi la possibilità di esprimersi. Il rigetto, da parte del consiglio comunale, della proposta di ottenere un parere tecnico formale sull’ammissibilità del quesito referendario è stato da lui interpretato come una chiara chiusura democratica. L’opposizione accusa inoltre la giunta di voler modificare il Regolamento comunale in modo da escludere le delibere di giunta dal campo delle decisioni abrogabili tramite referendum.
Al centro delle critiche c’è anche la gestione della raccolta firme: la sindaca avrebbe bollato l’iniziativa come una “fake news”, mentre secondo i detrattori il progetto sarebbe stato inserito nel programma elettorale con una dicitura generica, quasi invisibile. L’ex sindaco ha parlato di “maschere cadute” e ha lanciato un monito: “I cittadini prendono nota”.
La risposta di Adriana Poli Bortone non si è fatta attendere. Rivendicando di essere stata proprio lei, in passato, a introdurre lo strumento del referendum a livello comunale, la sindaca ha ribaltato l’accusa, puntando il dito contro l’opposizione. A suo dire, la sinistra avrebbe una “relazione difficile con le regole”. Il lavoro della Commissione tecnica, composta da esperti come il professor Vincenzo Tondi della Mura e l’avvocato Giovanni Pellegrino, viene descritto come una semplice correzione formale per rendere il Regolamento coerente con lo Statuto.
Il dibattito resta acceso, con due visioni opposte: da una parte, la richiesta di una consultazione popolare come garanzia democratica; dall’altra, la necessità di rispettare le procedure e non mettere a rischio un investimento strategico.