Sarà il tribunale di Lecce a decidere, il prossimo 9 giugno, se rinviare a giudizio sette persone accusate di aver orchestrato un complesso sistema di frode legato ai bonus edilizi. Le accuse, mosse dalla sostituta procuratrice Simona Rizzo, spaziano dalla truffa aggravata al riciclaggio, fino all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il fulcro della vicenda risale al novembre 2021, quando sarebbero stati trasmessi telematicamente all’Agenzia delle Entrate due modelli di dichiarazione intestati a Giuseppe Frisenda. I documenti attestavano crediti d’imposta fittizi per un totale di oltre 240mila euro, riconducibili a interventi edilizi mai eseguiti su immobili situati tra Copertino e Porto Cesareo.
Il meccanismo, secondo l’accusa, avrebbe tratto in inganno sia l’Agenzia delle Entrate sia Poste Italiane, che il 29 gennaio 2022 avrebbero accreditato circa 200mila euro sul conto di Frisenda, al netto delle trattenute previste.
I successivi movimenti bancari rappresenterebbero, per la Procura, la fase del presunto autoriciclaggio. Tra febbraio e marzo 2022, dal conto di Frisenda sarebbero partiti numerosi bonifici verso società legate agli altri imputati.
A vario titolo, sono coinvolti dunque: Giuseppe Frisenda, Lucio Ruberti, Ezio Antonaci, Antonio De Giorgi, Giuseppe Miccoli, Michele Algerino e Giancarlo Conte. Le difese sono affidate agli avvocati Giovanni Montagna, Gianluca D’Oria, Mario Coppola, Davide Luigi Spiri, Giovanni Ianne (foro di Lecce), Luigi Sauro (foro di Foggia) e Alessio Masala (foro di Roma).
La giudice Anna Paola Capano dovrà ora valutare, nel corso dell’udienza preliminare, la fondatezza degli elementi raccolti per decidere sull’eventuale rinvio a giudizio dei sette indagati.