Referendum comunali, intoccabili gli atti della giunta a Lecce

Il consiglio modifica il regolamento: esclusi i provvedimenti dell’esecutivo dalle consultazioni popolari. Scontro politico sul progetto Bus Rapid Transit e possibile ricorso al Tar.

Durante l’ultima seduta del consiglio comunale, la maggioranza di centrodestra ha approvato una modifica che cambia radicalmente le regole per i referendum cittadini. In sostanza, da oggi non sarà più possibile indire una consultazione popolare per cancellare le decisioni prese dalla giunta. Sebbene questa mossa sia stata presentata come un semplice “aggiustamento tecnico”, il suo peso politico è enorme, soprattutto perché arriva subito dopo una grande mobilitazione popolare.

La vicenda nasce durante l’estate, quando oltre 7mila cittadini di Lecce hanno firmato per chiedere un referendum contro il progetto del Bus Rapid Transit (Brt). Questo piano per la mobilità, che prevede un investimento di circa 120 milioni di euro (metà dei quali destinati a nuovi pali e cavi per la filovia), era rimasto nell’ombra finché l’opposizione non aveva reso pubblici i documenti inviati al Ministero.

Il dibattito in aula è stato accesissimo. La maggioranza si è difesa citando il parere di una commissione tecnica (composta dal segretario comunale, un avvocato e un docente universitario) che doveva valutare se il referendum fosse regolare. Nel verbale, la commissione ha espresso dei dubbi sulla validità del regolamento attuale rispetto allo statuto del Comune, senza però dare un giudizio definitivo di “sì” o “no”.

L’opposizione ha reagito duramente, accusando la maggioranza di aver usato questi dubbi come una scusa per blindare le proprie decisioni. Secondo i consiglieri di minoranza, non c’era alcun obbligo legale di escludere gli atti di giunta dai referendum, tant’è che in molte altre città italiane i cittadini possono esprimersi liberamente anche su questi temi. Nonostante le richieste di fermarsi e aspettare un parere più chiaro, il centrodestra è andato dritto per la sua strada. Per protesta, l’opposizione ha abbandonato l’aula prima del voto finale.

La partita, però, non finisce qui. Il comitato che ha raccolto le firme sta già pensando di ricorrere al Tar per contestare la regolarità di questa scelta. Inoltre, se il finanziamento ministeriale per la filovia dovesse arrivare, il progetto dovrà comunque tornare in consiglio comunale per un voto definitivo. A quel punto, il referendum potrebbe tornare in gioco seguendo le nuove regole, riaprendo una sfida che vede cittadini e istituzioni su fronti opposti riguardo al futuro dei trasporti in città.

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