Ha scelto il patteggiamento e ha ottenuto una condanna a un anno, tre mesi e venti giorni di reclusione l’uomo accusato di aver favorito la latitanza di Carmine Mazzotta, riconosciuto colpevole per l’omicidio di Gabriele Manca.
L’uomo si è però reso irreperibile tre giorni dopo che la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Taranto è diventata definitiva (7 marzo 2025), facendo scattare le ricerche da parte delle forze dell’ordine
La cattura è avvenuta soltanto alla fine di aprile, quando i carabinieri del nucleo investigativo, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Lecce, hanno individuato il nascondiglio in una località balneare particolarmente frequentata durante la stagione estiva: Torre Lapillo. Qui Mazzotta si sarebbe nascosto in un’abitazione destinata alle vacanze, nell’attesa – secondo quanto emerso – di ottenere documenti falsi utili a proseguire la fuga.
Determinante, per gli inquirenti, sarebbe stato il contributo di Angelo Buccarella, che avrebbe garantito un supporto costante, recandosi quotidianamente presso il monolocale per consegnare generi alimentari e intrattenersi in brevi colloqui nei pressi dell’alloggio.
Per il blitz, due militari si sono finti turisti per poter accedere alla struttura senza allarmare il ricercato e poter procedere con l’arresto di Mazzotta, ponendo fine alla sua breve latitanza.
Il 17 ottobre 2025, al termine degli accertamenti, per il 56enne sono stati disposti gli arresti domiciliari, misura alla quale risulta tuttora sottoposto. Nel provvedimento di applicazione della pena, la giudice ha evidenziato i numerosi precedenti penali dell’imputato, ritenendoli indicativi di una marcata pericolosità sociale e di una maggiore gravità della condotta.
Tra i precedenti richiamati figurano reati contro il patrimonio, violazioni in materia di armi, accesso abusivo a sistemi informatici, episodi di corruzione per atto d’ufficio, evasione e fatti legati agli stupefacenti. Un curriculum giudiziario che, secondo il tribunale, ha inciso sulla valutazione complessiva della posizione dell’imputato.
Quanto a Mazzotta, la condanna a trent’anni riguarda il suo ruolo di esecutore materiale nell’omicidio di Gabriele Manca, 21 anni, avvenuto il 17 marzo 1999, in concorso con altri soggetti. Un delitto che, a distanza di oltre venticinque anni, ha trovato una definizione giudiziaria definitiva, aprendo la fase dell’esecuzione della pena e, successivamente, il capitolo della latitanza.