È arrivata il 23 febbraio 2026 la decisione che chiude definitivamente il capitolo giudiziario legato alla morte di Julie, la studentessa francese di 21 anni trovata senza vita in un appartamento di Lecce nell’ottobre 2023. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale salentino, Tea Verderosa, ha disposto l’archiviazione del procedimento, sciogliendo la riserva assunta al termine della camera di consiglio tenutasi dieci giorni prima.
Il provvedimento segue la richiesta già avanzata dalla pubblico ministero Rosaria Petrolo, che aveva ritenuto non sussistenti gli elementi per sostenere l’accusa in giudizio. Nel registro degli indagati figurava un solo nome: quello di un 22enne originario della provincia di Brindisi, che aveva avuto un rapporto sessuale con la giovane nei giorni precedenti alla tragedia. Nei suoi confronti erano state ipotizzate le accuse di violenza sessuale e istigazione al suicidio.
Le indagini, tuttavia, hanno progressivamente escluso entrambe le contestazioni, delineando un quadro che non avrebbe consentito ulteriori sviluppi sul piano penale.
Il contesto e le prime ipotesi investigative
Julie si trovava a Lecce per partecipare al progetto Erasmus e viveva in una stanza in un appartamento condiviso nel rione San Pio, in via Pappacoda. Fu proprio lì che, il 22 ottobre 2023, venne rinvenuto il suo corpo. La notizia scosse profondamente la comunità accademica e cittadina.
Qualche giorno prima del decesso, la studentessa si era recata al pronto soccorso, raccontando di aver subito una violenza sessuale. Non presentò però alcuna denuncia formale. Gli accertamenti successivi confermarono che vi era stato un rapporto con il giovane poi indagato. Sin dall’inizio, attraverso il proprio legale Aldo Gianfreda, il 22enne sostenne che si fosse trattato di un rapporto consenziente.
Una perizia tecnica depositata nel febbraio 2024 rafforzò questa versione, escludendo elementi compatibili con una violenza. Anche le testimonianze raccolte e l’analisi delle immagini di videosorveglianza contribuirono a escludere costrizioni o comportamenti riconducibili a un reato di natura sessuale.
L’opposizione dei familiari e le valutazioni del giudice
I genitori della giovane, assistiti dagli avvocati Rosario Almiento e Giulio Bray, si erano opposti alla richiesta di archiviazione presentata dalla procura. La famiglia aveva chiesto che venissero approfonditi tutti gli aspetti ancora ritenuti poco chiari, nella convinzione che non si dovesse tralasciare alcun elemento.
Tra i punti evidenziati dai legali vi era la mancata estrazione di una copia forense del contenuto dello smartphone della ragazza. Tuttavia, nell’ordinanza di archiviazione si legge che tale attività sarebbe risultata di complessa esecuzione e, soprattutto, non avrebbe verosimilmente apportato contributi decisivi alla ricostruzione dei fatti.
Secondo la gip Verderosa, gli elementi raccolti nel corso delle indagini non consentono di sostenere né l’ipotesi di violenza sessuale né quella di induzione al suicidio, a carico del giovane indagato o di altri soggetti. Una valutazione che si allinea a quella già espressa dalla pubblico ministero titolare del fascicolo.
La chiusura della vicenda giudiziaria
Con l’archiviazione si chiude dunque la fase penale di una vicenda che ha segnato profondamente due comunità, quella leccese e quella francese. La decisione del giudice mette la parola fine sul procedimento, pur lasciando intatto il dolore per una perdita che resta drammatica.
Dalle risultanze investigative sarebbe emerso che la giovane, nel pieno della sua esperienza universitaria all’estero, avrebbe compiuto un gesto volontario. Un epilogo che gli inquirenti, fin dalle prime fasi, avevano ritenuto compatibile con gli elementi raccolti sulla scena e con gli accertamenti medico-legali.
La conclusione dell’iter giudiziario non cancella la complessità emotiva e umana della vicenda. Resta il fatto che, sul piano strettamente processuale, non sono stati ravvisati profili di responsabilità penale a carico di terzi.
La decisione del tribunale di Lecce rappresenta quindi l’atto conclusivo di un’indagine durata oltre due anni, nel corso della quale sono stati esaminati rilievi tecnici, consulenze specialistiche, testimonianze e materiale video. Un lavoro istruttorio che ha portato alla definitiva archiviazione del caso.