Sanremo 2026, due pugliesi sul palco

Serena Brancale in top five provvisoria, Ermal Meta commuove con una ninna nanna dedicata ai bambini di Gaza

Il Festival di Sanremo continua a confermarsi come uno degli eventi più influenti e seguiti del panorama culturale italiano, capace di rinnovarsi pur mantenendo intatta la propria identità. L’edizione 2026, trasmessa su Rai 1 e affidata alla conduzione di Carlo Conti affiancato da Laura Pausini, ha aperto i battenti con una prima serata intensa, dove musica e tematiche sociali si sono intrecciate in modo evidente. Tra i protagonisti più apprezzati figurano Serena Brancale ed Ermal Meta, entrambi accolti da lunghi applausi e riscontri positivi da parte della Sala Stampa.

Serena Brancale, ha ottenuto un risultato significativo entrando nella cinquina provvisoria stilata dalla giuria della Sala Stampa, insieme a Ditonellapiaga, Arisa, Fulminacci e al duo composto da Fedez e Marco Masini. Un traguardo che testimonia l’impatto della sua esibizione e rafforza le prospettive per il prosieguo della competizione.

La cantautrice ha scelto di presentarsi al pubblico con un brano dal forte contenuto personale, segnando un cambio di direzione rispetto alle sonorità ritmate che l’avevano caratterizzata nella precedente partecipazione. Dopo il successo ottenuto con “Anema e core”, rimasto a lungo tra i pezzi più trasmessi e ascoltati nel periodo post festivaliero, Brancale ha portato sul palco dell’Ariston “Qui con me”, una ballata intima dedicata alla madre scomparsa.

Il brano si sviluppa come una conversazione silenziosa con chi non c’è più, costruita attraverso immagini quotidiane e ricordi che diventano simboli di un legame destinato a non interrompersi. La narrazione musicale affronta il tema dell’assenza mettendo al centro ciò che rimane: gesti, somiglianze, frammenti di vita che continuano a vivere nella memoria. Il risultato è una composizione delicata ma incisiva, capace di coinvolgere trasversalmente il pubblico grazie a un sentimento universale come l’amore filiale.

Scritto insieme a Noemi Bruno, Fiat131, Salvatore Mineo, Carlo Avarello e Fabio Barnaba, il pezzo è stato arricchito da un elemento particolarmente significativo: l’orchestra è stata diretta da Nicole, sorella dell’artista, dettaglio che ha amplificato la dimensione emotiva dell’esibizione. La scelta ha aggiunto un ulteriore livello simbolico alla performance, trasformando il momento musicale in un’esperienza familiare condivisa davanti a milioni di spettatori.

Se Brancale ha puntato sull’introspezione, Ermal Meta ha invece scelto di affrontare una tematica di respiro internazionale. Con “Stella stellina”, il cantautore ha proposto una ninna nanna dedicata ai bambini coinvolti nel conflitto a Gaza. Pur non rientrando nella top five provvisoria, la sua esibizione ha ricevuto numerosi consensi per la profondità del messaggio e la coerenza artistica.

Il brano, firmato insieme a Dardust e all’autore Gianni Pollex, si muove tra suggestioni mediorientali e richiami balcanici, creando un’atmosfera sospesa che accompagna un testo dal forte valore simbolico. L’immagine di una bambola ritrovata diventa metafora delle infanzie spezzate dalla guerra, evocando una realtà drammatica senza ricorrere a toni eccessivamente enfatici. La composizione mantiene un equilibrio tra malinconia e denuncia, lasciando spazio alla riflessione.

Particolarmente significativo il dettaglio scelto per l’esibizione: Meta è salito sul palco con una camicia riportante sul bavero la scritta “Amal”, parola araba che significa speranza ed è anche un nome femminile diffuso tra le bambine di Gaza. L’artista ha spiegato attraverso i propri canali social che la protagonista della canzone non possiede un’identità definita, perché rappresenta idealmente tutte le bambine coinvolte nei conflitti. Un gesto simbolico che trasforma una storia individuale in un messaggio collettivo di tutela dell’infanzia.

La prima serata del Festival ha così messo in luce due percorsi artistici differenti ma accomunati da una forte carica emotiva. Da un lato l’intimità familiare di Serena Brancale, dall’altro l’impegno civile di Ermal Meta. Entrambi hanno dimostrato come il palco dell’Ariston continui a essere non solo una competizione musicale, ma anche uno spazio di racconto capace di intercettare temi personali e questioni globali.

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