Ancora una volta, la pesca illegale di ricci di mare nelle acque dell’area marina protetta di Porto Cesareo è stata fermata grazie all’intervento congiunto della Guardia Costiera e del personale dell’ente del parco marino. Questa volta, protagonista della violazione è stato un pescatore 41enne di Leverano, già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati a bracconaggio e pesca abusiva.
L’uomo, che aveva messo in atto una pratica ben collaudata, si serviva di immersioni notturne con bombole e respiratori, attrezzature vietate per questo tipo di attività. Dopo aver raccolto i ricci, li occultava in zone isolate della costa, per poi sbarcarli nel porto senza destare sospetti. Tuttavia, la sua attività non è sfuggita al monitoraggio del sistema di videosorveglianza dell’area marina protetta, che ha seguito con attenzione i suoi spostamenti.
Grazie alla stretta collaborazione tra la Capitaneria di Porto e il personale del parco, i movimenti del bracconiere sono stati tracciati attraverso l’analisi delle registrazioni, portando così a un appostamento decisivo. Al momento del fermo, l’uomo è stato trovato in possesso di circa 800 ricci di mare, tutti ancora vivi. Non appena intercettato, il pescato è stato rigettato in mare per restituire questa risorsa vitale all’ecosistema marino.
L’azione, che ha avuto importanti risvolti legali per il pescatore, ha visto il sequestro dei mezzi di respirazione e degli attrezzi da pesca, oltre a una multa di duemila euro per la violazione delle normative regionali. La legge in Puglia, infatti, vieta la raccolta di ricci di mare su tutto il territorio, e il fermo biologico, prorogato fino al 5 maggio, aumenta la protezione per queste specie marine.