Cassazione annulla condanna per militare del San Marco accusato di arma clandestina

La Suprema Corte cancella senza rinvio la sentenza a carico del 46enne di Andrano Paolo Accoto, già condannato in primo e secondo grado a due anni di reclusione

Si è conclusa il procedimento giudiziario che vedeva imputato Paolo Accoto, 46 anni, originario di Andrano e graduato in servizio presso il battaglione San Marco. L’uomo era stato arrestato in passato e posto agli arresti domiciliari dopo essere stato trovato in possesso di un fucile a pompa a canne mozze con matricola abrasa, arma ritenuta clandestina.

Per questa vicenda Accoto era stato processato e condannato a due anni di reclusione sia in primo grado che in appello, perché ritenuto responsabile di due reati legati al possesso dell’arma. La sentenza di condanna era stata confermata anche dalla Corte d’appello di Lecce, portando la difesa a presentare ricorso davanti alla Suprema Corte.

Nella giornata di mercoledì 11 marzo, il caso è arrivato all’esame della prima sezione della Corte di Cassazione. Durante l’udienza, l’avvocato Mario Coppola, legale del 46enne, ha discusso il ricorso presentato contro la decisione dei giudici di secondo grado, chiedendo l’annullamento della condanna.

Al termine della discussione, la Suprema Corte ha deciso di annullare senza rinvio la sentenza di condanna. Si tratta di una formula che chiude definitivamente il processo relativo a questa vicenda, cancellando la pena inflitta nei precedenti gradi di giudizio.

Il procedimento riguardava il ritrovamento del fucile a pompa modificato con canne mozze e con matricola abrasa, circostanza che aveva portato all’arresto del militare e all’avvio dell’iter giudiziario culminato con le due condanne nei primi gradi di giudizio.

Parallelamente, Paolo Accoto risulta coinvolto anche in un’altra indagine, distinta da questa vicenda. Il 46enne è infatti tra le persone arrestate nell’ambito di un maxi blitz della Direzione distrettuale antimafia.

Il processo relativo a quell’operazione è attualmente in corso nell’aula bunker del carcere di Lecce. Il dibattimento si svolge davanti al giudice Stefano Sala, mentre l’accusa è rappresentata dal pubblico ministero Giovanna Cannarile.

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