Due sedie vuote in ogni aula, silenziose ma presenti, sono diventate un segnale potente e inequivocabile tra i corridoi e le aule dell’Università del Salento. L’iniziativa, già attiva da diversi giorni, vuole essere molto più di un gesto commemorativo: è un richiamo alla coscienza collettiva, una presa di posizione contro i femminicidi che continuano a strappare vite, sogni e futuro.
Le due sedie sono simbolicamente dedicate a Sara Campanella e Ilaria Sula, due giovani donne uccise a poche ore di distanza l’una dall’altra. La prima, studentessa dell’ateneo salentino, è stata assassinata da un compagno di corso; la seconda, Ilaria, ha perso la vita per mano dell’ex fidanzato. Due storie tragicamente simili, che si aggiungono a un elenco che continua a crescere nonostante l’indignazione e gli appelli.
Nel contesto universitario, questo gesto assume un significato ancora più profondo. L’Università, come luogo di formazione e crescita, ha il compito di educare non solo alla conoscenza ma anche al rispetto, all’uguaglianza e alla responsabilità civile. Per questo, i due posti vuoti si rivolgono a studenti, docenti e personale con lo stesso messaggio: la cultura può e deve essere uno strumento per il cambiamento.
L’iniziativa ha suscitato emozione e riflessione tra la comunità accademica, trasformando un simbolo in un invito concreto all’impegno quotidiano. Non si tratta soltanto di ricordare chi non c’è più, ma di costruire un contesto in cui nessun’altra sedia debba restare vuota per colpa della violenza.
In un’Italia in cui il fenomeno dei femminicidi resta allarmante, queste due sedie chiedono attenzione, giustizia, prevenzione. Parlano a una società che troppo spesso resta in silenzio, che guarda altrove, che minimizza. E chiedono, con forza, che quello di Sara e Ilaria sia davvero l’ultimo dolore da commemorare in questo modo.