Ragazza accusa i genitori, poi ritratta: “Ho inventato tutto per avere attenzione”

A Galatone, una 16enne denuncia maltrattamenti familiari, ma in sede protetta confessa di aver mentito: ora indagini sospese in attesa della perizia psichiatrica.

Un’accusa gravissima, poi il clamoroso passo indietro. È quanto sta accadendo a Galatone, in provincia di Lecce, dove una studentessa di 16 anni ha prima raccontato una presunta vita fatta di privazioni, abbandono e violenze, e poi ha smentito tutto nel corso di un’audizione protetta. I genitori della giovane, un uomo di 50 anni e una donna di 47, erano finiti nel mirino della Procura con l’ipotesi di maltrattamenti aggravati in famiglia, ma ora la veridicità della denuncia iniziale è tutta da verificare.

Secondo quanto riferito inizialmente dalla ragazza a scuola, sarebbe stata costretta a dormire e vivere nel ballatoio di casa, a procacciarsi autonomamente il denaro per acquistare beni di prima necessità come il cibo e i libri scolastici, e a raggiungere ogni giorno un altro comune in treno per frequentare l’istituto superiore, senza ricevere alcun tipo di sostegno economico dai genitori.

Il suo racconto aveva spinto la dirigente scolastica a segnalare il caso alla magistratura dopo una confidenza fatta a un insegnante con cui la ragazza aveva instaurato un rapporto di fiducia. In seguito alla segnalazione, il pubblico ministero Rosaria Petrolo aveva aperto un fascicolo d’inchiesta nei confronti della coppia.

Durante l’incidente probatorio è però emersa una versione completamente opposta. La giovane ha infatti dichiarato davanti al giudice per le indagini preliminari, Marcello Rizzo che aveva inventato tutto perché non riceveva le attenzioni che meritava. Una frase che potrebbe stravolgere radicalmente l’intero impianto accusatorio e portare all’archiviazione dell’indagine.

Le accuse iniziali erano pesanti: la ragazza sosteneva di essere stata abbandonata, isolata e sottoposta a continue vessazioni, soprattutto dalla madre, fin dal 2022. Aveva parlato di violenze fisiche e psicologiche, come calci, pugni, insulti e persino strattoni per i capelli, in un contesto familiare in cui il padre, pur presente, non avrebbe mai preso posizione in sua difesa.

Ora, però, l’inchiesta si trova in una fase delicata. La procura ha disposto una perizia psichiatrica sulla minore, che sarà determinante per valutare l’attendibilità delle sue dichiarazioni. Solo al termine della consulenza, il magistrato deciderà se proseguire con l’azione penale o se procedere con l’archiviazione del caso.

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