La Corte di Cassazione ha confermato l’annullamento della misura cautelare nei confronti di Maurizio Laforgia, chiudendo così definitivamente la fase cautelare dell’inchiesta che lo vede coinvolto. Il ricorso della Procura di Lecce contro la decisione del Tribunale del Riesame è stato dichiarato inammissibile dalla seconda sezione penale, accogliendo la linea del procuratore generale Vincenzo Senatore, che aveva evidenziato una contraddizione interna al ricorso presentato dai pm.
La Procura, rappresentata dai pubblici ministeri Alessandro Prontera e Massimiliano Carducci, aveva tentato di contestare solo la mancata sussistenza delle esigenze cautelari, ma nel ricorso veniva ampiamente riconsiderata anche la gravità indiziaria, aspetto non incluso formalmente nell’impugnazione. Questo disallineamento, secondo il sostituto procuratore generale, ha fatto venir meno l’interesse concreto del ricorso stesso.
Il nodo centrale era costituito dal precedente pronunciamento del Tribunale del Riesame di Lecce, che aveva già ridimensionato significativamente l’impianto accusatorio. In particolare, i giudici avevano sollevato dubbi sull’esistenza stessa di un’associazione a delinquere, evidenziando incongruenze temporali e la scarsa consistenza probatoria di alcune intercettazioni chiave.
L’inchiesta, che ruota attorno a presunti intrecci illeciti tra imprenditori e politici locali, vedeva Laforgia come presunto promotore di una struttura organizzata. Tuttavia, il Riesame aveva declassato il ruolo dell’imprenditore da organizzatore a semplice partecipe.
Sebbene la motivazione completa della Cassazione sia attesa nei prossimi giorni, la decisione assesta un colpo pesante all’impianto accusatorio, confermando le valutazioni critiche già espresse dal Riesame. L’inchiesta proseguirà sul piano delle indagini, ma la fase cautelare può considerarsi conclusa con esito favorevole per Laforgia.