Stalker arrestato a Lecce: barista perseguitata per un anno

Un 24enne fermato dopo mesi di molestie quotidiane nel centro città, disposto il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico

Nel centro di Lecce, a pochi passi da Piazza Sant’Oronzo, si è conclusa una vicenda di stalking durata circa un anno. Un 24enne di origine pakistana è stato arrestato dopo aver perseguitato una giovane barista, presentandosi quasi ogni giorno nel locale in cui lavorava senza consumare, ma con l’unico intento di osservarla e avvicinarla.

L’uomo avrebbe sviluppato una vera e propria ossessione. Rivolgeva alla ragazza complimenti insistenti e continui tentativi di contatto, spesso durante le pause di lavoro. Le chiedeva informazioni personali, come se fosse fidanzata o se tornasse a casa da sola, creando una situazione sempre più pesante.

Con il passare del tempo, i comportamenti sono diventati più gravi. In almeno un’occasione avrebbe fatto gesti e pronunciato frasi a sfondo sessuale, aumentando il senso di disagio e paura della vittima. La presenza costante dell’uomo nel bar e nei dintorni rendeva difficile per la giovane svolgere serenamente il proprio lavoro.

Uno degli aspetti più allarmanti riguarda i pedinamenti. Al termine del turno serale, il 24enne seguiva la barista fino a casa, trasformando anche il tragitto quotidiano in un momento di forte tensione. I datori di lavoro hanno provato a cambiare i turni della ragazza, ma senza riuscire a risolvere il problema.

La situazione si è conclusa il 12 marzo, quando la giovane ha deciso di chiedere aiuto. L’intervento della polizia ha portato all’arresto del ragazzo, ponendo fine a una lunga serie di molestie.

Il giudice ha ritenuto il racconto della vittima affidabile, evidenziando come fosse chiaro, coerente e privo di esagerazioni. Dopo l’udienza di convalida, però, il 24enne è stato scarcerato, ma sottoposto a precise restrizioni.

È stato disposto il divieto di avvicinamento alla ragazza entro 500 metri, oltre all’obbligo di indossare un braccialetto elettronico per monitorare i suoi movimenti. Una misura pensata per garantire la sicurezza della vittima ed evitare nuovi episodi.

Durante l’interrogatorio, il giovane ha scelto di non rispondere alle domande, fornendo però generalità false e dichiarando di essere minorenne. Per questo motivo, il giudice ha trasmesso gli atti alla Procura, ipotizzando un ulteriore reato.

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