La contestazione sul nuovo megaparcheggio previsto nell’area dell’ex Foro Boario di Lecce entra in una nuova fase. Dopo mesi di mobilitazione, il comitato cittadino contrario all’intervento ha deciso di percorrere anche la strada giudiziaria, notificando un ricorso al Tar della Puglia con l’obiettivo di fermare la realizzazione dell’opera.
Alla controversia amministrativa si affianca inoltre un esposto presentato ai carabinieri, con il quale i rappresentanti del comitato chiedono che vengano approfonditi alcuni passaggi dell’iter seguito per l’approvazione del progetto. Secondo i promotori dell’iniziativa, vi sarebbero elementi meritevoli di verifica anche sotto il profilo penale, con riferimento alla possibile ipotesi di falso in atto pubblico. Si tratta, allo stato, di contestazioni formulate dai cittadini e sottoposte all’autorità competente, chiamata a valutarne eventuale fondatezza e rilevanza.
I dubbi sull’iter amministrativo
Uno dei principali punti sollevati dal comitato riguarda la sequenza temporale degli atti amministrativi. La contestazione interessa in particolare la deliberazione approvata dal Consiglio comunale il 30 luglio, che, secondo la ricostruzione dei residenti, avrebbe riguardato documentazione progettuale non ancora definitivamente validata.
Il comitato evidenzia infatti che il rapporto conclusivo di verifica predisposto dalla società incaricata sarebbe stato sottoscritto soltanto il 22 settembre. La mattina successiva, alle 10.07, sarebbe arrivata la firma di validazione da parte del responsabile unico del procedimento. Circa due ore più tardi, la Giunta comunale avrebbe quindi approvato il progetto revisionato.
È proprio la ristrettezza di questo intervallo temporale a essere contestata dai cittadini. Secondo il comitato, sarebbe stato estremamente difficile procedere a un esame approfondito degli oltre duecento elaborati tecnici in così poco tempo. Da qui anche il dubbio avanzato dai residenti sulla documentazione sottoposta al Consiglio comunale diversi mesi prima rispetto alla conclusione della verifica.
Sotto esame anche dimensioni e volumetrie
Le contestazioni non si fermano agli aspetti procedurali. Il comitato richiama infatti l’attenzione sulle variazioni che sarebbero intervenute nel progetto tra il voto del Consiglio comunale e il successivo passaggio in Giunta.
Secondo i dati diffusi dai residenti, la versione revisionata determinerebbe un incremento di oltre 280 metri quadrati della superficie coperta, mentre la volumetria fuori terra supererebbe i 61mila metri cubi. L’edificio raggiungerebbe inoltre un’altezza massima di circa 15,5 metri.
Elementi che, nella lettura proposta dal comitato, renderebbero più rilevante l’impatto urbanistico della struttura e porrebbero ulteriori questioni rispetto alle distanze dagli edifici già presenti lungo via Adriatica e via della Lira Italiana. Anche su questo punto i cittadini chiedono verifiche sulla compatibilità dell’intervento con la disciplina edilizia comunale.
Verde e alberature, le preoccupazioni dei residenti
Un altro capitolo riguarda il verde previsto nell’area dell’intervento. Secondo le stime avanzate dagli oppositori al progetto, le modifiche comporterebbero la cancellazione di circa cento aiuole destinate al verde filtrante.
Il comitato segnala inoltre il possibile espianto di ulteriori alberi lungo viale Porta d’Europa, in misura che, secondo i residenti, sarebbe superiore rispetto a quanto prospettato nelle fasi precedenti del progetto.
La battaglia legale avrà inevitabilmente dei costi. Per questa ragione il comitato ha avviato anche una raccolta fondi aperta alla cittadinanza, destinata a sostenere le spese necessarie per le iniziative giudiziarie intraprese.
Il Partito democratico sostiene il comitato
Sul caso è intervenuto anche il gruppo consiliare del Partito democratico, schierandosi al fianco dei cittadini contrari alla realizzazione del megaparcheggio.
I consiglieri dem contestano in particolare il metodo seguito dall’amministrazione guidata dalla sindaca Adriana Poli Bortone, sostenendo che su un intervento di tale rilevanza sarebbe stato necessario garantire un confronto pubblico più ampio.
L’opposizione torna inoltre sulla richiesta di ricorrere a una variante ordinaria al Piano regolatore generale. Secondo il Pd, questa procedura avrebbe consentito ai cittadini di partecipare formalmente al procedimento attraverso la presentazione di osservazioni.
La vicenda dell’ex Foro Boario si sposta così dal terreno del confronto politico e della mobilitazione civica a quello amministrativo e giudiziario. Saranno ora gli sviluppi del ricorso e le eventuali valutazioni delle autorità sull’esposto a chiarire se le contestazioni avanzate dal comitato possano produrre conseguenze sull’iter del progetto.
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