Un’indagine della Dda di Lecce ha rivelato come il clan Soleti abbia sfruttato il supporto esterno di un imprenditore e di un tecnico informatico per guadagnare con scommesse illegali online.
Il blitz che ha svelato il sistema di scommesse illegali del clan Soleti
L’indagine condotta dal Gico di Lecce e coordinata dalla sostituta procuratrice Carmen Ruggiero ha portato all’arresto di 25 persone, tra cui due figure esterne al clan mafioso: Damiano Miglietta, un imprenditore di 40 anni, e Ernesto Puca, un tecnico informatico di 37 anni. Entrambi sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, con il sospetto che abbiano messo a disposizione del clan risorse e competenze per gestire un sistema di scommesse illegali.
Secondo gli inquirenti, il clan Soleti, affiliato alla Sacra Corona Unita, ha utilizzato piattaforme di scommesse estere non riconosciute in Italia, evitando così il pagamento delle imposte su queste attività. Le scommesse illegali, effettuate tramite diverse agenzie nel Brindisino, nel Leccese e anche nel Tarantino, permettevano al clan di accumulare ingenti guadagni. Le agenzie si appoggiavano a piattaforme note e legali, camuffando così le operazioni illecite.
Il coinvolgimento dell’imprenditore e del tecnico informatico
L’apporto dell’imprenditore Damiano Miglietta e del tecnico informatico Ernesto Puca è stato centrale per permettere al clan di ampliare le proprie attività illecite. Miglietta, proprietario della società Gaming Hall srl, avrebbe fornito il supporto necessario per entrare nel settore delle scommesse online, mentre Puca avrebbe fornito le competenze tecniche necessarie per gestire le piattaforme illegali.
Le intercettazioni raccolte dagli investigatori hanno documentato come il business delle scommesse illegali si sia espanso, coinvolgendo diverse località tra cui San Donaci, Cellino San Marco e Racale, nel Leccese, e Manduria e Avetrana, nel Tarantino. In particolare, le intercettazioni ambientali hanno svelato le conversazioni tra gli affiliati del clan, intenti a convincere gestori di locali e club a partecipare al sistema.
L’organizzazione del clan: “commessi viaggiatori” per espandere il business
Il clan Soleti, attraverso i propri affiliati, aveva trasformato alcuni dei suoi membri in veri e propri “commessi viaggiatori”, incaricati di procacciare nuovi clienti e ampliare la rete di agenzie coinvolte nelle scommesse illegali. Il tutto avveniva grazie all’intimidazione e alla forza di persuasione propria dell’organizzazione mafiosa.
Uno dei principali artefici di questa espansione era Antonio Diviggiano, affiliato al clan, intercettato in diverse occasioni mentre trattava con gestori di locali nelle province interessate. Le intercettazioni hanno permesso di tracciare su una mappa le aree infettate dal sistema illecito di scommesse, che copriva gran parte del territorio pugliese.
Il crollo del sistema: l’intervento delle autorità
Il sistema di scommesse illegali sembrava un meccanismo perfetto, garantendo guadagni elevati e senza rischi apparenti. Tuttavia, l’inchiesta della Dda di Lecce e il lavoro del Gico hanno portato alla luce il sistema, culminando nell’arresto di 25 persone coinvolte. L’operazione ha smantellato il sistema e ha interrotto le attività del clan, ribaltando l’esito della “scommessa” vincente che il sodalizio mafioso sembrava aver piazzato. Lo riporta LeccePrima.