In seguito a un blitz effettuato l’8 agosto 2024 nella terza sezione del reparto R1 del carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, la polizia penitenziaria ha scoperto numerosi cellulari e dispositivi nascosti in ingegnosi nascondigli creati dai detenuti per eludere i controlli. Durante l’operazione, i poliziotti hanno sequestrato smartphone, cavi di alimentazione, agende e note contenenti nomi e numeri di telefono.
I cellulari, che sono fondamentali per mantenere contatti con l’esterno e continuare l’attività criminale, erano nascosti in punti strategici all’interno delle celle. La perquisizione ha coinvolto più celle e ha portato a numerosi sequestri, dimostrando come il traffico di dispositivi e contatti proibiti continui nonostante i severi controlli.
La scoperta ha avuto ripercussioni legali immediate per i detenuti coinvolti. La pm Donatina Buffelli ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, mettendo ufficialmente i sei detenuti sotto inchiesta. Parallelamente, un settimo detenuto è stato recentemente denunciato per ricettazione dopo un altro sequestro di cellulari sempre nel penitenziario leccese.
I sequestri di telefoni cellulari nel carcere di Lecce sono ormai una pratica frequente e necessaria per contrastare i tentativi di comunicazione illecita dei detenuti con l’esterno, che rappresentano una violazione delle regole di sicurezza carceraria. I dispositivi elettronici, seppure vietati, continuano ad essere oggetto di contrabbando per i detenuti, e l’autorità carceraria sta intensificando i controlli per individuare e bloccare tali traffici. Gli agenti della polizia penitenziaria continuano a monitorare la situazione con l’obiettivo di mantenere un ambiente sicuro e limitare l’ingresso di oggetti proibiti, nonostante la creatività con cui i detenuti riescono a occultarli.