È terminato con una condanna a tre anni di reclusione e un risarcimento di 10.000 euro alla moglie e 5.000 ai figli.
Le violenze domestiche si sono protratte dal 2017 fino a pochi mesi fa, quando la donna, impaurita ma determinata, ha deciso di denunciare l’uomo. A seguito della denuncia, è stato disposto nei confronti dell’imputato il divieto di avvicinamento alle persone offese e l’applicazione del braccialetto elettronico, misura che ha segnato la fine dell’incubo.
Il movente della persecuzione sarebbe stata l’assunzione a tempo indeterminato come insegnante, il marito, era contrario all’idea che la moglie prendesse decisioni autonome. Secondo l’accusa, coordinata dalla Procura salentina, l’uomo pretendeva che la donna si comportasse unicamente secondo la sua volontà, rifiutando qualsiasi forma di emancipazione personale.
Nel corso dell’indagine, sono emersi episodi ripetuti di violenza psicologica e fisica: l’uomo avrebbe spiato costantemente la vita privata della moglie, irrompendo in camera da letto per controllarla, offendendola di fronte ai figli piccoli, e minacciandola telefonicamente.
Il quadro accusatorio è stato supportato da referti medici, relazioni dei servizi sociali, testimonianze dirette e perizie psicologiche, elementi che hanno delineato una situazione di abuso sistematico all’interno delle mura domestiche. Le indagini, definite certosine, hanno permesso di ricostruire nel dettaglio un contesto di sopraffazione durato anni.