Dopo quasi due decenni di fuga, si è conclusa la latitanza di Durin Lusha, 52 anni, cittadino albanese condannato in via definitiva a 10 anni di reclusione per i reati di sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù. L’uomo, ritenuto il vertice di un’organizzazione criminale italo-albanese, è stato arrestato dai Carabinieri nel comune salentino di Taviano, in provincia di Lecce.
Lusha è stato sorpreso al tavolino di un bar, dove si stava intrattenendo come un normale avventore. A incastrarlo è stato un tatuaggio distintivo sull’avambraccio destro, raffigurante una donna seminuda: un dettaglio che ha permesso agli investigatori di confermare l’identità dell’uomo, nonostante i tentativi di eludere la giustizia.
Lusha era stato condannato per il suo ruolo di rilievo in una rete criminale che operava tra l’Italia e l’Albania, specializzata nel reclutamento, trasporto e sfruttamento di giovani donne straniere, molte delle quali provenienti dal suo paese d’origine. Le vittime, spesso ingannate con promesse di lavoro, venivano invece costrette a prostituirsi sotto minaccia e violenza, e ridotte in condizioni di vera e propria schiavitù moderna.
Il blitz che ha portato all’arresto è stato condotto senza clamore, con un intervento rapido e discreto, volto a evitare fughe o resistenze. Dopo l’identificazione, confermata dal tatuaggio e da ulteriori riscontri biometrici, l’uomo è stato tradotto in carcere, dove sconterà la pena inflitta con sentenza definitiva.
L’operazione rappresenta un successo per le forze dell’ordine italiane, che hanno chiuso un’indagine lunga e complessa, riportando in carcere un latitante internazionale tra i più pericolosi. Il caso riporta l’attenzione sulla piaga del traffico di esseri umani, un fenomeno criminale che continua a coinvolgere centinaia di vittime ogni anno, spesso sotto il controllo di reti transnazionali radicate e strutturate.