Il drammatico percorso sanitario di Gino Spagnolo, muratore in pensione di Surbo, ha suscitato sgomento nella comunità e acceso i riflettori sulla gestione delle emergenze negli anziani fragili.
Conosciuto come “nonno Gino”, classe 1938, godeva fino a pochi giorni fa di condizioni di salute stabili. Ma la sera del 22 settembre 2025 le sue condizioni peggiorano improvvisamente, con deliri e allucinazioni che rendono necessario l’intervento del 118.
Trasportato al pronto soccorso di Casarano con codice rosso, viene dimesso dopo oltre 12 ore, senza ricovero. A casa, secondo i familiari, appare “in condizioni pietose”: sedato, agitato e convinto di vedere parenti defunti.
Il neurologo di fiducia diagnostica un’encefalopatia vascolare cronica con demenza e avvia la terapia. Tuttavia, il giorno seguente Gino rifiuta farmaci, acqua e cibo, e le crisi aumentano. Il medico di base prescrive il ricovero, ma — secondo i parenti — 118 e personale sanitario rifiutano l’intervento, invitando la famiglia a gestire il caso in casa.
Il 25 settembre, di fronte al peggioramento, i familiari cercano assistenza immediata da RSA e operatori privati, ma ricevono solo rifiuti: serviva prima un ricovero in struttura protetta. Il giorno dopo, durante una terapia, Gino aggredisce l’infermiera, evidenziando la perdita di controllo. Il medico propone un TSO, firmato dal sindaco, ma il medico ASL di turno non lo convalida, senza effettuare alcuna visita.
La famiglia chiede ora chiarezza su una gestione sanitaria definita “confusa e contraddittoria”: com’è possibile — si domandano — passare da un codice rosso con dimissione a un ricovero mai attuato e a un TSO non eseguito, fino a un codice verde nonostante la evidente emergenza?