Giorgio Forattini e il suo amore per il Salento, rifugio d’anima e ispirazione

Scomparso a 94 anni, il celebre vignettista trascorreva le estati tra le coste e le masserie di Otranto, diventando un affezionato frequentatore della Puglia più autentica

Il Salento è stato per Giorgio Forattini molto più che una semplice meta turistica. Il celebre vignettista romano, scomparso martedì 4 novembre all’età di 94 anni, ha coltivato per anni un legame profondo con la Puglia, in particolare con Otranto, dove trovava una dimensione intima, lontana dal clamore mediatico. La sua passione per la regione era così radicata da farne, col tempo, un “pugliese d’adozione”.

Durante le estati, Forattini si rifugiava tra le spiagge e le masserie del territorio salentino, trascorrendo i mesi più caldi immerso nella tranquillità delle coste adriatiche. Uno dei luoghi a lui più cari era il lido «La castellana», a Otranto, proprietà della famiglia dello stilista Ennio Capasa. Qui, tra due calette naturali e lontano dalla confusione urbana, il vignettista passava lunghe giornate tra letture, passeggiate sul bagnasciuga e raccolta di conchiglie. La moglie, Ilaria Cerrina Feroni, raccontava in un’intervista al Corriere della Sera come, fino a pochi anni fa, Forattini amasse esplorare la riva con un retino, tornando carico di piccoli tesori marini.

La masseria Montelauro, sempre nei pressi di Otranto, era un altro luogo del cuore del maestro della satira, tanto da far nascere un’amicizia profonda con la proprietaria. La coppia Forattini–Cerrina Feroni vi soggiornava spesso, lasciandosi coinvolgere dalla vita semplice e autentica della campagna salentina. Questo angolo della Puglia, vissuto ben prima che diventasse la meta glamour di vip e personaggi pubblici, rappresentava per Forattini un rifugio di quiete e creatività.

Nel 2014, in segno di riconoscenza e affetto, gli furono consegnate simbolicamente le chiavi dello stabilimento balneare «Tropea», un gesto che celebrava la sua presenza costante e l’amore profondo per la città di Otranto. Ma il legame andava ben oltre lo stabilimento: Forattini si muoveva tra il borgo antico, le cene tipiche, le stradine strette del centro storico, vivendo la città come un cittadino del posto.

Lontano dai riflettori e dal fermento culturale delle grandi città, il vignettista trovava nel Salento un equilibrio perfetto: un luogo dove potersi dedicare all’osservazione del mondo con occhi diversi, tra il suono delle cicale e la luce abbagliante del sud. La natura, il mare cristallino e la dimensione umana di questi luoghi alimentavano un processo creativo che, seppur lontano dai suoi celebri disegni politici, contribuiva alla sua ispirazione artistica.

Oggi, con la sua scomparsa, il Salento perde non solo un frequentatore affezionato, ma anche un testimone silenzioso della sua bellezza più discreta. Forattini ha amato questi luoghi con discrezione, come solo chi li sente propri riesce a fare. E tra le conchiglie raccolte sul bagnasciuga e i tramonti visti dalle masserie, ha lasciato un ricordo che resterà impresso nella memoria del territorio che tanto lo ha accolto. A riportarlo è il Corriere della Sera.

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