Più stranieri al lavoro in Italia, ma Lecce e la Puglia frenano

L'elaborazione della Cgia sull'andamento nel mercato del lavoro nelle regioni e province italiane

lavoro nero

Quella di Lecce è tra le ultime province d’Italia (nella classifica chiusa da Oristano) per percentuale di lavoratori stranieri assunti nel corso del 2025. In un’Italia che vede ormai uno straniero ogni quattro neoassunti (oltre il 23%), nella provincia di Lecce la quota scende ad appena il 10,3%: sono stranieri 7.890 neoassunti sul totale di 76.270 immessi al lavoro nel corso dell’ultimo anno.

E la Puglia è la terzultima regione italiana per ingresso di immigrati in regola nel mondo del lavoro nell’ultimo anno: 53.710 su un totale di 396.240, pari al 13,6%.

E la Puglia è anche tra le ultime regioni per presenza di lavoratori extracomunitari nelle imprese. Nel 2024 (l’ultimo anno per il quale si hanno dati definitivi, in attesa di quelli del 2025) i dipendenti extracomunitari erano 37.343 su un totale di 895.171 (appena il 4,2%).

In Italia

Una situazione in controtendenza con quanto si osserva in Italia. Secondo una elaborazione effettuata dalla Fondazione Leone Moressa, i lavoratori dipendenti extracomunitari presenti in Italia sono poco meno di 2,2 milioni e le regioni dove l’incidenza percentuale sul totale lavoratori dipendenti è più elevata sono l’Emilia Romagna (17,4%), la Toscana e la Lombardia (entrambe con il 16,6).

Secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia, cresce a ritmo sostenuto la presenza di lavoratori stranieri nel mercato del lavoro italiano. Nel 2025 le assunzioni di immigrati sfiorano quota 1 milione e 360mila, pari al 23% del totale: in pratica, un nuovo assunto su quattro non è italiano. Il balzo rispetto al periodo pre-Covid è netto. Confrontando i dati con il 2019, il numero assoluto di ingressi è più che raddoppiato.

L’incidenza varia molto a seconda dei settori. In agricoltura quasi la metà delle nuove assunzioni riguarda stranieri (42,9%). Quote elevate anche nel tessile-abbigliamento-calzature (41,8%) e nelle costruzioni (33,6%), mentre pulizie e trasporti si attestano al 26,7%.

Guardando ai numeri assoluti, la ristorazione guida la classifica con 231.380 ingressi tra cuochi, aiuto cuochi, lavapiatti, addetti alle pulizie e camerieri. Seguono i servizi di pulizia con 137.330 lavoratori e l’agricoltura con 105.540.

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