Morte in carcere a Lecce, aperta un’indagine sul decesso di un 26enne

La Procura di Lecce indaga per omicidio colposo sulla morte di Adelin Stanciu, detenuto di 26 anni deceduto nella sua cella. Disposta l’autopsia per chiarire le cause del decesso e verificare le condizioni in cui il giovane ha trascorso gli ultimi giorni di vita.

carcere

È morto a 26 anni nel carcere di Lecce Adelin Stanciu, giovane di origine rumena da tempo residente in Salento. Il suo decesso, avvenuto il 23 settembre, è ora al centro di un’indagine della Procura, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e disposto l’autopsia sul corpo.

L’esame sarà eseguito dal medico legale Roberto Vaglio e dovrà contribuire a chiarire le cause della morte e a ricostruire le condizioni di salute del detenuto nelle settimane precedenti.

Stanciu sarebbe stato trovato senza vita all’interno della cella durante un controllo della polizia penitenziaria. In un primo momento gli agenti lo avrebbero ritenuto addormentato, ma a un successivo passaggio sarebbe emerso che il giovane non respirava più. Secondo le informazioni disponibili, dormiva su una stuoia e non disponeva di un letto.

A destare interrogativi sono soprattutto le sue condizioni fisiche. Il suo avvocato, Luigi Pennetta, lo aveva incontrato circa una settimana prima della morte e lo avrebbe trovato fortemente dimagrito e debilitato. Il giovane avrebbe avuto difficoltà a camminare e sarebbe stato accompagnato in bagno con una sedia a rotelle. Rispetto a un precedente incontro, avvenuto alla fine di luglio, il suo stato appariva profondamente peggiorato.

Secondo quanto riferito dal legale, Stanciu avrebbe inoltre avuto problemi con l’alimentazione e mostrato un progressivo deterioramento fisico. Saranno ora gli accertamenti della magistratura a stabilire se queste condizioni abbiano avuto un ruolo nel decesso e se siano state adottate tutte le necessarie misure di assistenza.

La vicenda viene seguita anche dalla madre e dalla sorella, che vivono in Romania. La famiglia è in contatto con il difensore e attende gli esiti dell’autopsia e dell’inchiesta.

Stanciu era detenuto dopo una grave vicenda giudiziaria. Il 13 giugno 2025 aveva aggredito la compagna e la madre di lei con un paio di forbici, dopo la decisione della donna di interrompere la relazione. Durante il tentativo di fuga, il giovane era precipitato da un balcone riportando diverse ferite e aveva quindi dovuto essere ricoverato.

In ospedale aveva ricevuto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati. Successivamente, sulla base degli accertamenti medico-legali sulle lesioni della compagna, era stata contestata anche l’accusa di tentato omicidio.

Per quei fatti, Stanciu era stato condannato a 9 anni e 8 mesi di reclusione al termine di un processo con rito abbreviato.

Per un periodo aveva ottenuto gli arresti domiciliari in una comunità di Casarano. All’inizio di luglio si era però allontanato dalla struttura senza autorizzazione per recarsi al pronto soccorso, ritardando il rientro. Da quel momento era tornato in carcere, dove alcune settimane dopo è morto.

Ora l’autopsia e gli altri accertamenti disposti dalla Procura dovranno chiarire cosa abbia provocato il decesso e cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita del giovane.

Redazione

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