Nuovo episodio di violenza nella casa circondariale di Lecce, dove un agente di polizia penitenziaria è rimasto ferito durante il servizio. Il poliziotto ha riportato una distorsione al polso e una frattura, con una prognosi iniziale di 35 giorni.
L’aggressione si è verificata in una sezione a regime ordinario, dove l’agente era impegnato nella sorveglianza di oltre 70 detenuti come unico operatore presente. Secondo la ricostruzione fornita dalla sezione locale dell’Alsippe, l’episodio è avvenuto durante il rientro in cella di un detenuto al termine delle attività.
L’uomo avrebbe rifiutato di entrare nella propria camera detentiva, nel tentativo di continuare a muoversi liberamente nella sezione. Mentre l’agente stava azionando la serratura del cancello, il detenuto avrebbe sferrato un violento calcio contro la struttura metallica, colpendo direttamente il poliziotto.
Fabio Nicoletti, segretario provinciale dell’Alsippe di Lecce, ha espresso solidarietà al collega e ha evidenziato come l’episodio rappresenti, secondo il sindacato, una nuova conferma delle gravi difficoltà operative presenti nell’istituto.
A pesare sarebbe soprattutto la carenza di personale: nel penitenziario leccese mancherebbero circa 150 unità. «Lasciare un solo agente a gestire una sezione così affollata – ha sottolineato Nicoletti – costituisce un azzardo e una violazione dei principi minimi di sicurezza sui luoghi di lavoro».
Sulla stessa linea il segretario regionale pugliese dell’organizzazione, Roger Durante, che ha collegato l’episodio alle più ampie criticità del sistema penitenziario. Tra i problemi segnalati figurano il sovraffollamento, la difficoltà nel gestire i detenuti più violenti e l’insufficienza degli strumenti disciplinari.
L’Alsippe chiede quindi al ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria un intervento strutturale. Tra le proposte c’è la creazione di istituti o circuiti dedicati ai detenuti responsabili di condotte violente reiterate, con personale specializzato e strumenti adeguati.
Nel frattempo, il sindacato sollecita un provvedimento disciplinare nei confronti del detenuto coinvolto nell’aggressione e ne chiede il trasferimento in un’altra struttura per ragioni di ordine e sicurezza.
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