La Giunta regionale della Puglia ha deliberato di proporre ricorso davanti alla Corte Costituzionale contro l’articolo 33 del decreto legislativo 7 agosto 2026, n. 147. Il provvedimento statale ridisegna il sistema di finanziamento delle Regioni, ma è stato adottato senza la necessaria intesa in sede di Conferenza unificata. L’ente pugliese ha precisato che la costituzione in giudizio entra nel merito dei contenuti della norma per tutelare i servizi essenziali rivolti alla cittadinanza, senza configurarsi come un’opposizione di principio al federalismo fiscale.
Il nodo dei fondi statali sostituiti dall’Irpef
Il decreto stabilisce che dal 2027 circa 5,8 miliardi di euro di trasferimenti statali alle Regioni – fondi cruciali destinati alla quota non sanitaria dell’IVA, ai libri di testo, al welfare studentesco e al trasporto pubblico locale (che da solo vale oltre 5 miliardi annui) – verranno sostituiti da una quota derivante dal gettito dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF). Il meccanismo contestato prevede che, in caso di aumento del gettito, l’eccedenza resti nelle casse dello Stato (le regioni non potranno trattenere oltre la quota storica), mentre i crescenti costi di gestione dei servizi ricadranno interamente sugli enti territoriali. A ciò si aggiunge la totale incertezza su aliquote e criteri di riparto, rimandati a futuri e ipotetici decreti attuativi.
Il commento del presidente Decaro
A spiegare le ragioni dell’iniziativa è il vertice della Giunta regionale: “Non ci opponiamo per principio al federalismo fiscale, ma vorremmo risorse certe, autonomia reale e regole scritte nella legge senza rimetterle a ulteriori dispositivi futuri – dichiara il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro . Quello che ci è stato consegnato rischia di essere un federalismo di facciata. Cambia l’etichetta dei trasferimenti, ma non cambia chi decide e chi paga: ai territori restano i costi crescenti dei servizi, allo Stato l’eventuale crescita del gettito. Parliamo di servizi dove, soprattutto per le Regioni del sud è fondamentale avere più risorse, attraverso una prospettiva di crescita negli stanziamenti o nella possibilità di maggiori trattenute, perché non vorremmo che fosse l’ennesimo modo per inchiodarci ad una spesa storica che di fatto taglia la possibilità di qualsiasi investimento.
Nel caso specifico parliamo del trasporto pubblico, del diritto allo studio degli studenti, dei libri di testo che abbiamo visto in questi mesi quanto pesano sui bilanci delle famiglie e dei servizi che ogni giorno garantiamo ai pugliesi. Non possiamo programmare i bilanci 2027-2029 senza sapere quanto riceveremo, né accettare che a pagare siano i territori con meno capacità fiscale, proprio quelli che hanno più bisogno. Per questo ci rivolgiamo alla Corte costituzionale: non per fermare una riforma, ma per chiedere che sia attuata nel rispetto della Costituzione e del confronto con le Regioni. Lo facciamo con spirito di collaborazione istituzionale, nell’interesse dei cittadini”.
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