Lecce, l’Udu continua il presidio contro il caro-affitti

Gli studenti resistono al freddo davanti allo Studium 2000 e rilanciano le richieste su diritto alla casa, welfare universitario e istruzione. Al loro fianco anche l’Anpi provinciale

La protesta contro il caro-affitti non si ferma a Lecce. L’Udu (Unione degli universitari) continua il presidio davanti all’ingresso dello Studium 2000, nonostante il drastico calo delle temperature e le condizioni climatiche avverse. L’accampamento, nato per denunciare le difficoltà economiche che impediscono a molti studenti di trovare un alloggio sostenibile, è diventato anche uno spazio di confronto e partecipazione, animato da workshop e momenti di condivisione.

La mobilitazione locale si inserisce in una più ampia iniziativa nazionale. Gli studenti chiedono l’apertura di un tavolo di confronto con la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, in vista della prossima legge di bilancio. L’attenzione è rivolta anche alla manifestazione nazionale annunciata per sabato 17 ottobre in piazza del Popolo, a Roma, sotto lo slogan “Via Maestra”.

Tra le priorità dell’Udu Lecce c’è un piano casa capace di rispondere concretamente all’emergenza abitativa. Fabio Masciulli, delegato a spazi e trasporti, propone una tassazione più incisiva sugli immobili sfitti da oltre dieci anni, regole più severe per gli affitti brevi e misure per contrastare la turistificazione dei centri storici.

Secondo il sindacato studentesco, la progressiva trasformazione delle abitazioni in strutture ricettive riduce le opportunità per chi cerca una casa in cui vivere e studiare. Per questo, garantire alloggi accessibili deve diventare una priorità delle politiche pubbliche, soprattutto nelle città universitarie.

La protesta riguarda anche la distribuzione delle risorse pubbliche. Giovanni Lapresa, delegato alla pace e alla giustizia sociale dell’Udu Lecce, sottolinea che il presidio non è soltanto una forma di dissenso, ma esprime una precisa proposta politica per contrastare le disuguaglianze.

L’organizzazione chiede di ridurre le spese militari destinate agli armamenti e di introdurre una tassazione sugli extraprofitti delle multinazionali e sui grandi patrimoni multimilionari. Le risorse recuperate, secondo gli studenti, dovrebbero essere destinate ai servizi essenziali e al rafforzamento del welfare.

Lapresa richiama inoltre le difficoltà delle fasce più fragili della popolazione, sempre più esposte al rischio di non poter accedere a diritti fondamentali come la casa, la salute e l’istruzione.

Massimo Toma, delegato al welfare e al diritto allo studio, evidenzia la necessità di investire maggiormente nell’università. Tra le proposte dell’Udu figura la destinazione di risorse oggi impiegate per le spese militari al finanziamento dell’istruzione, con l’obiettivo di raggiungere una spesa pari al 5% del Pil.

Le richieste comprendono il sostegno all’acquisto dei materiali didattici, trasporti più accessibili, mense adeguate e residenze universitarie dignitose. L’obiettivo è ridurre i costi che gravano sugli studenti e sulle loro famiglie, evitando che le condizioni economiche limitino le possibilità di proseguire gli studi.

La coordinatrice dell’Udu Lecce, Chiara Ammassari, ribadisce la determinazione degli studenti a proseguire la mobilitazione finché le loro richieste non saranno ascoltate. Il presidio continuerà a essere uno strumento per contestare le scelte del governo e sollecitare risposte concrete alle difficoltà che interessano le nuove generazioni.

Alla protesta si è unita anche l’Anpi provinciale di Lecce, che ha espresso solidarietà agli universitari e denunciato una grave compromissione del diritto all’istruzione, richiamando l’articolo 34 della Costituzione. L’associazione ha invitato le autorità competenti ad adottare con urgenza misure efficaci.

Il sostegno dell’Anpi si aggiunge a quello di altre realtà, tra cui i Giovani democratici e la Fillea Cgil. Il presidio davanti allo Studium 2000 continua così a dare voce alle richieste degli studenti, che chiedono interventi concreti per il diritto alla casa, un’università più accessibile e un welfare capace di ridurre le disuguaglianze.

Redazione

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